Ogm: Monsanto sconfitta.
La Ue dà ragione all'Italia.
Se ci sono rischi per la salute
uno Stato può bloccare l'importazione di prodotti transgenici
La Repubblica 9 settembre 03
BRUXELLES - La Corte di giustizia europea dà ragione all'Italia e torto alla Monsanto e ad altre multinazionali
del settore delle biotecnologie.
Secondo la Corte, il governo italiano ha agito nell'interesse della salute pubblica quando nel 2000 ha vietato
l'immissione sul mercato di alcuni prodotti alimentari con granturco transgenico.
Il dispositivo della sentenza ammette che la semplice presenza di residui di proteine transgeniche in nuovi
prodotti alimentari non impedisce la loro immissione in commercio.
Tuttavia, se uno Stato membro ha motivi fondati per sospettare l'esistenza di un rischio per la salute umana,
può limitare provvisoriamente o sospendere la commercializzazione e l'utilizzo sul suo territorio.
Prima di analizzare le conseguenze di questa decisione epocale, un passo indietro.
Nel 1997 e 1998 la Monsanto e le altre aziende informano la Commissione Ue, nell'ambito di una "procedura
semplificata", per la quale è necessaria solo una notifica all'esecutivo europeo, la loro intenzione di
commercializzare prodotti provenienti da granturco geneticamente modificato, quali la farina.
Tra l'altro, Monsanto Europe e altre imprese avevano già ottenuto in Francia e in Gran Bretagna l'autorizzazione
all'immissione in commercio di alcuni chicchi di mais Ogm per la sua resistenza a insetti ed erbicidi.
In Italia, invece, per le multinazionali le cose vanno diversamente.
Il governo, dopo aver sentito pareri di diversi organi scientifici, ha dei dubbi sull'innocuità di questi prodotti
ed emette il decreto (8 agosto 2000, governo Amato) con il quale ferma l'arrivo dei prodotti.
Immediata la contromossa: la Monsanto e le altre presentano un ricorso al Tribunale amministrativo del Lazio
ritenendo il decreto del governo contrario al diritto comunitario.
Il Tar si rivolge alla Corte Ue ed eccoci a oggi.
La Corte ricorda che il regolamento comunitario sui nuovi prodotti alimentari ha la finalità duplice di garantire
il funzionamento del mercato interno di questi prodotti e di tutelare la salute pubblica.
La Corte rileva inoltre che la "procedura semplificata" non deve in alcun caso trasformarsi in un indebolimento
delle norme di sicurezza.
La dimostrazione dell'esistenza di rischi per la salute, secondo i giudici del Lussemburgo, può giustificare
la sospensione dei prodotti, ma in tal caso, e questo è forse l'unico aspetto non del tutto sfavorevole alle
multinazionali, "il rischio non deve essere puramente ipotetico, né risultare fondato su semplici supposizioni
non ancora fondate. Lo Stato deve basarsi su indizi precisi e non su ragioni aventi un carattere generico".
Aspetto che non sfugge a Sergio Dompè, presidente di Assiobiotech, l'associazione nazionale per lo sviluppo delle
biotecnologie, che fa parte di Federchimica. Che su questo punto è pronto a dare battaglia chiedendo al governo
di rivedere il contenuto del decreto. Secondo Dompè manca a quel decreto appunto l'elemento concreto,
"tanto è vero - dice - che i prodotti oggetto del provvedimento sono in questi anni regolarmente rimasti sui
mercati degli altri paesi Ue, senza evidenziare alcuna problematica".
Soddisfatte invece le associazioni ambientaliste. Ivan Verga, il vicepresidente di Verdi ambiente e società -
i primi a denunciare al ministero della Sanità la circolazione di materie prime sospette - sottolinea che
"è una sentenza che indubbiamente inizia a ristabilire il diritto su di una materia che la lobby delle
multinazionali del biotech ha governato per anni" e "a discapito degli interessi collettivi di sicurezza".
"La sovranità alimentare non si tocca", sintetizza Roberto Della Seta, portavoce nazionale di Legambiente.
"Questa sentenza - aggiunge - è anche un monito: non c'è libertà di mercato né Monsanto
che tenga di fronte alla salute dei cittadini e alla tutela dell'ambiente".
E anche il verde Alfonso Pecoraro Scanio parla di ennesima sconfitta per le multinazionali dopo i dieci avvisi
di garanzia inviati dalla procura di Torino un mese fa ai dirigenti italiani di altrettante industrie agricole
che avrebbero commercializzato in Italia centinaia di sacchi di semi di mais senza riportare, nell'etichetta, l
a presenza di sostanze geneticamente modificate. "È un importante vittoria dei Verdi, una conferma che il
presidente Amato fece bene in quell'estate del 2000 ad accogliere in Consiglio dei ministri le nostre tesi", dice.