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la canzone del sequestro
Indymedia lanciata dal sito di Indymedia
IL CASO INDYMEDIA, UN PRECEDENTE GRAVISSIMO
Perché il sequestro Indymedia rappresenta un pericoloso precedente
di Pier Luigi Tolardo
Il caso Indymedia, cioé
il sequestro di due server ospitati in un'azienda statunitense, con sede
in Inghilterra, e dei dischi contenenti gran parte del materiale del sito,
con la conseguente paralisi di ben 20
siti "nazionali" del network, tra cui quello italiano,
rappresenta a mio parere un precedente gravissimo.
Può darsi che le necessità di tutela della privacy di due agenti della polizia svizzera fossero fondate;
eppure in Svizzera, durante gli scontri di Evian legati allo svolgimento del G-8, il comportamento della polizia elvetica
non fu sempre impeccabile e rispettoso dei diritti umani.
Ma questo non giustifica il sequestro dei server, il blocco
del sito e, soprattutto, il sequestro del materiale in misura così estesa.
In realtà,
la richiesta della magistratura svizzera copre soltanto un'operazione che l'FBI e le autorità
statunitensi avevano in mente da tempo, soprattutto dopo che Indymedia Usa ha pubblicato nomi e indirizzi dei
delegati alla Convention Usa dei Repubblicani.
Questo è avvenuto senza che le autorità giudiziarie statunitensi abbiano deciso misure restrittive contro
Indymedia, come quelle attuate in seguito alla richiesta svizzera, e a una fantomatica richiesta italiana, negata dal
Ministero degli Interni e da numerose procure, di cui ancora non si sa con certezza se c'è stata e da parte
di chi. In realtà dall'Italia sarebbero partite solo richieste di rogatorie internazionali in base a denunce
per il reato di diffamazione e nessuna richiesta di sequestro.
Con la scusa di aderire alla richiesta svizzera, l'amministrazione Usa dà un bel colpetto a Indymedia e cerca
di intimidire la vasta area di dissenso radicale rispetto alla politiche di Bush che Indymedia vuole rappresentare
e a cui ha dato voce.
Inoltre, anche se nei dischi non si trovasse davvero traccia dei log di chi ha postato su Indymedia,
è sicuramente
un materiale di studio, analisi, schedatura, per gli investigatori dell'FBI per mappare meglio l'arcipelago della
protesta, oltre a esserci dati privati come email o altre, anche di cittadini italiani, come ha evidenziato bene
Peacelink.it
Voglio pure sottolineare la
pericolosa concezione della libertà di informazione, di critica, di dissenso,
espressa dal Ministro Lucio Stanca, responsabile per l'Innovazione Tecnologica del Governo Berlusconi, e da esponenti
di
An, partito che in passato ha chiesto l'oscuramento di Indymedia.
Il fatto che su Indymedia, come ha lamentato An ma anche molti lettori dello stesso sito, abbia pubblicato post
anonimi di insulti ai Carabinieri morti a Nassirya, insulti che non posso che disapprovare anch'io, non può
portare a giustificare l'imbavagliamento di una voce che esprime un pensiero diverso dal proprio.