
Parmalat, Tonna: "
Dal '94 tutte le banche potevano sapere".
Nella lista dell'ex direttore finanziario figurano Citibank, Deutsche Bank, N extra,
Ubs, J.P. Morgan, Ifi Italia, Capitalia, Intesa, Ubm, San Paolo Imi e Banca Popolare di Lodi.
"
Tutte le banche italiane ed estere avevano adeguati strumenti per rilevare esattamente la difficile
situazione finanziaria di Parmalat a far data dal 1994-1995"...
Come? "
Era a mio avviso sufficiente -dice Tonna-
confrontare il passivo risultante dalla esposizione verso le
banche con il passivo dichiarato in bilancio per comprendere che i conti non tornano.
Quanto poi alla centrale rischi, e mi attengo a quella italiana, Parmalat utilizzava interamente il suo affidamento
globale pari a circa 2 miliardi di euro. A questa esposizione si sommava quella rispetto al sistema finanziario
estero del quale Parmalat era ugualmente forte cliente".
Fatte queste premesse generali, l'ex direttore fir3nziario si fa più preciso. Riguardo a Bank of America, ad
esempio, Tonna parla dei suoi rapporti con Luca Sala, ex responsabile del corporate banking della sede milanese
dell'istituto americano, e dice che se è vero che "egli non mi ha mai chiesto apertamente se Parmalat fosse in
grave crisi", è vero anche che "sul tavolo di ogni nostra trattativa c'era quel quadro che ho voluto premettere,
e cioé lo scosta mento tra il debito reale e il debito di bilancio.
Di operazioni -aggiunge Tonna- ne abbiamo fatte tante perché vi era la disponibilità di Bofa a farne.
C'erano in ballo forti commissioni, raggiungimento di budget di anno in anno crescenti per i manager della banca,
prospettive di carriera".
Cristina Bassetto (ADN KRONOS 29 marzo 04)