foto: failacosagiusta.it
di Luciano Costantini
Li chiamano "
buchi neri", tecnicamente smagliature sul sistema di sicurezza: poco meno di 380 chilometri su una rete
ferroviaria di oltre 16.000.
Quasi un dettaglio, un "fallo", in un tessuto gigantesco e complesso. Ma quei buchi neri - sette quelli individuati
dai macchinisti dell'Orsa -
sono dislocati in punti nevralgici e, di conseguenza, vanno ad incidere sugli standard di
sicurezza.
...
Nodi importanti e cruciali per la circolazione.
Da quello di Milano a quello di Genova, a quello di Bologna, a quello
di Roma. Nel nodo della Capitale i "buchi neri" si estendono per 89 chilometri: dalla periferia come i tratti Città
della Pieve-Allerona o Fara Sabina-Settebagni, al centro come i tratti Termini-Ostiense o Tiburtina-Casalina o Tuscolana-Casilina.
Per inquadrare meglio la delicatezza del problema basterà ricordare che su oltre 16.000 chilometri di rete,
circa 6.500 sono considerati dalle Fs "ad alta intensità di traffico".
Cosa vuol dire? Che, per esempio, su 7 chilometri di linea circolano contemporaneamente anche cinque treni a breve
distanza l'uno dall'altro.
In realtà 379,5 chilometri (ecco i "buchi neri") dei 6.500 ad alto traffico, non hanno il meccanismo di ripetizione
del segnale che blocca automaticamente il treno quando il segnale (un rosso o una limitazione di velocità) non
dovesse essere captato o rispettato dal conducente del treno. Per essere ancora più chiari, quei 379,5 chilometri
non sono tecnicamente in grado di inviare un segnale, un avvertimento, ad un treno che pure sarebbe grado di riceverlo.
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