CHE COSA RAPPRESENTA la chiusura della fabbrica IAr Siltal di Abbiategrasso?
Chiaramente
530 persone che rischiano di perdere il posto di lavoro (o meglio il salario - i soldi per vivere).
Significa anche perdere un pezzo di città, di storia, una storia fatta di
uomini e donne che hanno dato 3/4
della loro vita per la fabbrica.
Una storia fatta di carne e metallo.
Significa un grave problema per l'economia locale.
Si dice e si dicono tante cose e la fila degli amministratori, dei sindacalisti, dei politici, dei futuri
candidati alle elezioni, dei giornalisti si allunga.
Una fila in cui
c'è chi promette, arranca e spinge ...altri si nascondono, latitano non prendono posizioni.
E così le voci,i bisogni e gli stati d'animo delle OPERAIE E degli OPERAI vengono annebbiate, nascoste
e taciute da
questo balletto del cabaret della politica - il cabaret del potere. E nulla si fa realmente
per cercare di interpretare e provare a dare un'inversione di tendenza a questo fenomeno locale che non
è altro che
la rappresentazione di un fenomeno globale. Nessuno racconta di altre esperienze sparse per
il paese.
Come
l'esperienza degli operai della Falck che dicono:
Noi operai ex acciaierie Falck siamo
già passati attraverso l'amara esperienza della chiusura della Falck
di Sesto San Giovanni.
I ragionamenti si ripetono.
La crisi dell'acciaio in Europa, dicevano, richiede la chiusura di alcuni
stabilimenti siderurgici, occorreva
tagliare per rendere più remunerativi gli investimenti, bisognava
investire all'estero dove sfruttando le differenze nazionali dei salari si facevano più soldi.
Nessuno seppe rispondere a questa condanna a morte, nessuno seppe o volle mettere sotto accusa questo
ragionamento rispondendo semplicemente:
il padrone corre dietro ai suoi profitti sacrificando
gli operai, gli operai non accettano di sacrificarsi per far fare più profitti ai padroni.
Una massa di chiacchieroni si occupò di noi operai Falck, tutti per trovare una soluzione.
Dicevano che
la fabbrica doveva essere chiusa, ma che nessuno doveva andare in mezzo ad una strada: una parte di
operai è andata in pensione, gli altri
dispersi in tante piccole fabbriche a condizioni di merda, gli altri
ancora a
lavorare la spazzatura del compostaggio all'inferno, senza contare quelli che se ne sono
andati per
l'amianto respirato in tanti anni.
Questa la soluzione che sottoscrissero il padrone, i sindacati, le istituzioni locali.
Quello che noi abbiamo imparato cerchiamo di trasmetterlo perché serva a tutti gli operai in lotta.
La lotta dura non la organizza nessuno se non gli operai stessi.
I tempi degli scioperi annunciati, delle manifestazioni processione sono finiti.
Gli operai hanno diritto alle forme di lotta più decise, in fin dei conti lottano per la pagnotta.
Gli operai sono forti solo quando mostrano i denti, l'esempio ultimo i tranvieri, gli operai di Termini
Imerese, i blocchi di Scanzano.
Folletto25603
CONTINUA