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Si scrive job on call, si legge senza tutela. Il pensiero a San Precario

Il governo taglia la contrattazione collettiva. I sindacati: "Una deroga illegittima"

Articolo tratto da: il manifesto
il licenziamento Job on call, lavoro a chiamata.
Così l'ennesima anglofonia del governo Berlusconi maschera, dietro l'esotismo verbale, la realtà del nuovo precariato istituzionalizzato.
Il termine tecnico corretto è, invece, contratto di lavoro intermittente.
"I datori di lavoro potranno servirsi, durante le ferie e i fine settimana, di questo strumento senza l'obbligo della contrattazione collettiva".

Il Sole 24 ore che certamente non è un portavoce dei sindacati sottolinea: "Il lavoratore - sostiene il giornale della Confindustria - che garantisce la sua disponibilità per tutti i week-end e, tuttavia non viene mai chiamato, non avrà diritto a nulla pur avendo rinunciato a una diversa gestione del suo tempo".

Chi sa se questo governo, a cui piace tanto l'inglese, sa come si traducono le frasi "incertezza sul proprio futuro" e "impossibilità di avere una pensione dignitosa". Parole che girano con sempre più insistenza nel mondo degli atipici, come emerge dalla recente indagine del Nidil: la pensione di un atipico con 40 anni di contributi ammonterebbe a poco più di 400 euro mensili.

Con l'interpretazione fornita in risposta al quesito, il ministro Maroni toglie ancora più tutela al già instabile lavoro intermittente. E scarica ancor di più sui lavoratori, i soggetti deboli, le responsabilità di una crisi economica che non grava mai sui datori di lavoro, i soggetti forti.

Articolo di GIOVANNA FERRARA su Il Manifesto del 15 luglio 2004

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