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Dal Sud si emigra come negli anni '50

Il divario occupazionale e l'emarginazione sociale tra Nord e Sud continuano a crescere anziché diminuire

gira e gira
foto: indymedia

"I DATI DI OGGI (21 dic 04 ndr) FORNITI DALL'ISTAT CONFERMANO CHE IL DIVARIO OCCUPAZIONALE TRA NORD E SUD CONTINUA A CRESCERE ANZICHÉ DIMINUIRE, COSÌ COME CRESCE IL NUMERO DEI LAVORATORI MERIDIONALI CHE OGNI ANNO LASCIANO LA PROPRIA TERRA IN CERCA DI UNA OCCUPAZIONE NELLE REGIONI DEL NORD O ALL'ESTERO".

È questo il giudizio di Raffaele Bonanni, segretario confederale della Cisl, sui dati dell'occupazione forniti dall'Istat.
"Ogni anno almeno 200 mila meridionali si cancellano dalle liste di disoccupazione, e come avveniva negli anni '50 - spiega Bonanni - fanno le valigie alla ricerca di un lavoro nelle regioni del Nord Est, ma ormai anche all'estero.
, molto spesso in nero e sottopagati; mentre i meridionali vanno nei paesi dell'est europeo con le imprese italiane che delocalizzano le produzioni all'estero, dove esistono sostanziosi vantaggi fiscali e parafiscali.
Il Sud così continua a perdere importanti risorse umane e professionali, si impoverisce ancora di più, aumentano i fenomeni criminosi e di emarginazione sociale. Tutto questo accade perché il governo - conclude il sindacalista Cisl - non ha voluto scegliere per il Mezzogiorno una politica straordinaria incentrata sulla fiscalità di vantaggio, rinegoziata a livello europeo. Anzi il Sud è stato cancellato dalla legge finanziaria.
Le uniche risorse per lo sviluppo sono ormai solo i fondi strutturali europei".
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