SINDACATI ED ENTI PUBBLICI CHIAMATI A FAR DA
GARANTI ALLA
Con Decreto del 21 luglio 2004, il ministero del lavoro
aggiunge un altro tassello all’attacco dei diritti dei lavoratori: in
applicazione della legge 30 si da il via alle COMMISSIONI DI CERTIFICAZIONE per
i contratti di lavoro atipico e precario.
Queste Commissioni sono chiamate a svolgere lo sporco lavoro di dare
piena legalità ai contratti capestro: intermittente, ripartito, progetto,
associazione in partecipazione, appalto, regolamenti per i soci lavoratori e
part-time.
Queste
Commissioni dovranno costituirsi presso le Direzioni provinciali del Lavoro
e presso le Province e sono chiamate a parteciparvi rappresentanti del
Ministero del Lavoro, delle amministrazioni provinciali, INPS, INAIL,
sindacati, rappresentanti dei datori di lavoro.
Queste
Commissioni saranno utilizzate dalle aziende per “incatenare” i lavoratori alla
loro condizione di precarietà: dovranno certificare la regolarità dei contratti
con lo scopo dichiarato di ridurre ogni possibile contestazione sulla
legittimità del rapporto di lavoro.
Dietro
la foglia di fico della “volontarietà” delle parti di rivolgersi alla
commissione, è chiaro a tutti che è la parte più forte, il datore di lavoro, a
decidere, non certo il lavoratore al momento della propria assunzione.
Con
la deregolamentazione e frammentazione dei contratti di lavoro, queste
commissioni hanno lo scopo di ostacolare l’apertura di vertenze collettive
tramite una ulteriore individualizzazione dei rapporti di lavoro.
Con
la certificazione, i sindacati e le amministrazioni pubbliche sono chiamate a
farsi garanti di formali rinunce a diritti e tutele dei lavoratori in cambio di
posti di lavoro precari e malpagati.
Un
vero regalo alle imprese, che verranno incoraggiate nel far ulteriore ricorso
ai lavori atipici e precari finalmente “certificati” e difficilmente
impugnabili davanti alla Magistratura da parte delle lavoratrici e lavoratori
Il
lavoratore, che vorrà far causa al proprio datore di lavoro, si troverà di
fronte a nuove difficoltà: lo potrà fare solo in determinati casi specifici,
con procedure di ricorso lunghe, e con il vedersi riconosciuti i propri diritti
solo dal momento della sentenza e senza la normale retroattività.
La
RdB/CUB conferma la propria opposizione a questo incredibile strumento
d’attacco nei confronti dei diritti delle lavoratrici e lavoratori, mai potrà
accettare di rendersi complice tramite propri rappresentati in queste
commissioni di certificazione; da settembre proporremo iniziative adeguate per
ostacolarne la nascita e il regolare funzionamento.
NO LE COMMISSIONI DELLA
VERGOGNA
NEL CERTIFICARE E LEGALIZZARE
LO SFRUTTAMENTO