L'affissione di un manifesto anti-guerra a Times Square, la piazza-simbolo di New York, è bloccata da una media company molto vicina al partito repubblicano. E l'associazione pacifista che finanzia la campagna fa partire accuse di censura politica
14 luglio 2004
- Da una parte c’è la Project Billboard, un’associazione pacifista che
vuole criticare la guerra in Iraq. Dall’altra la Clear Channel Communications,
una media company potente e molto vicina all’amministrazione Bush. In mezzo c’è
l’oggetto del contendere: un enorme manifesto anti-guerra su Times Square, la
piazza-simbolo di New York, che secondo l’intesa trovata il dicembre scorso
dalle due parti avrebbe dovuto rimanere in mostra da agosto fino a novembre. Un
cartellone che forse però i newyorchesi non vedranno mai, perché la Clear
Channel – accusano quelli della Project Billboard – si rifiuta ora di dare
l’assenso all’affissione.
Nella versione scelta dall’associazione pacifista, il manifesto raffigura una bomba a stelle e strisce sopra la scritta “La democrazia si insegna meglio dando l’esempio, non con la guerra”. Il presidente della Clear Channel, Paul Meyer, sostiene che il gruppo – come l’hotel Marriott Marquis, sul cui muro verrebbe affisso il manifesto – darebbe il suo assenso al cartellone se l’ordigno fosse sostituito da una colomba con i colori della bandiera statunitense. “Non abbiamo scopi politici. Ci opponiamo solo all’immagine della bomba”, ha detto Meyer.

Questa circostanza è stata però smentita da Doug Curtis, un avvocato della Project Billboard, secondo il quale la Clear Channel ha richiesto un cambiamento sia dell’immagine – rifiutando la colomba – sia dello slogan. Proponendo di preparare un manifesto raffigurante una bambina con in mano una bandiera e la scritta “La democrazia si insegna meglio dando l’esempio”. Curtis ha rivelato al New York Times di aver ricevuto un’e-mail dal vicepresidente del marketing della Clear Channel con scritto: “Speriamo lei capirà che la città di New York ha sofferto un orribile attacco e le società della zona che servono una grande varietà di clienti sono estremamente sensibili ai riferimenti relativi alla guerra”.
“Credo che l’idea che la pubblicità politica sia bandita da alcune zone di New York sarebbe repellente per i newyorchesi – ha detto Howard Wolfson, un portavoce della Project Billboard –. Evidentemente possiamo avere una guerra, ma non possiamo parlarne”.

Non è la prima volta che la Clear Channel, proprietaria di oltre 1.200 stazioni radio negli States, è coinvolta in questioni riguardati la censura e la libertà di pensiero. Nel marzo 2003, nei giorni precedenti l’inizio della guerra in Iraq, le emittenti radiofoniche controllate dal gruppo furono accusate di aver tolto dal palinsesto le canzoni delle Dixie Chicks, un gruppo country femminile che in un concerto a Londra aveva attaccato George W. Bush: “Ci vergogniamo del fatto che il presidente degli Stati Uniti sia del Texas”, aveva gridato ai fans la cantante Natalie Maines.
Nello stesso periodo la Clear Channel sponsorizzò i “raduni patriottici” dei sostenitori di Bush, provvedendo all’intrattenimento e fornendo ai partecipanti migliaia di bandiere a stelle e strisce. Non è un mistero che la compagnia sia una grande finanziatrice del partito repubblicano, al quale – per le elezioni del 2000 e del 2002 – ha donato più di 300mila dollari. Inoltre Tom Hicks, uno dei dirigenti di più alto livello del gruppo e proprietario dei Texas Rangers di baseball, è un grande amico di Bush e proprio da lui aveva rilevato la franchigia.
Alessandro Ursic
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