SENATO DELLA REPUBBLICA
XIV
LEGISLATURA
557ª SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO SOMMARIO E STENOGRAFICO
MARTEDÌ 9 Marzo 2004
(Antimeridiana)
MALABARBA. – Al Ministro delle attività produttive. – Premesso che:
la
Siltal è un’azienda risalente al dopoguerra, nata e sviluppatasi ad
Abbiategrasso (Milano). Produce lavatrici, frigoriferi, lavastoviglie,
casalinghi;
è
stata comprata nel 1989 dalla Iar, azienda piemontese fondata nel 1972 a
Ticineto (Alessandria). Questa azienda si è sviluppata acquisendo nel tempo
stabilimenti «decotti» in varie regioni. In
particolare:
1984:
Carma, 140 lavoratori (Occimiano,
Alessandria);
1987:
stabilimento di Bassano del Grappa (già
Zanussi);
1989:
Siltal, 300 lavoratori (Abbiategrasso,
Milano);
1993:
stabilimento Whirlpool (Moncada, Barcellona
Spagna);
1995:
stabilimento Electrolux (Castelbisball, Barcellona,
Spagna);
1997:
Mea, 50 lavoratori
(Torino);
1997:
LG elettrodomestici, 150 lavoratori (Pignataro Maggiore,
Caserta);
2000:
Areilos, 250 lavoratori (Soliera,
Modena);
tutte
le acquisizioni riguardano fabbriche specializzate nel settore del «bianco»:
lavatrici, asciugatrici, lavastoviglie,
ecc.;
è
da notare che la Iar Siltal non denuncia una crisi di fatturato nonostante le
note difficoltà dovute alla concorrenza extraeuropea. La scelta di chiudere lo
stabilimento di Abbiategrasso deriva dalla volontà di ottimizzare l’uso degli
impianti e, con ogni probabilità, dal progetto di realizzare una speculazione
immobiliare sull’area di 71.0000 mq dello stabilimento di Abbiategrasso. Il
proprietario dell’azienda, dott. Lupano, è direttamente partecipe in imprese
immobiliari;
è
da sottolineare, inoltre, che il piano industriale presentato dalla Iar Siltal
prevede investimenti per 4,5 milioni di euro, cifra che si potrebbe
tranquillamente realizzare mettendo a profitto l’area dello stabilimento
abbiatense;
si
è posto spesso il sospetto che molte delle acquisizioni della Iar Siltal siano
state favorite da situazioni di crisi aziendali e abbiano consentito all’azienda
di accedere a vario titolo a fondi nazionali o
europei;
di
sicuro la zona di Ticineto (Alessandria) dove la Iar Siltal vorrebbe trasferire
l’impianto di Abbiategrasso è inserita in un «patto d’area» piemontese. Sembra
davvero clamoroso che una delocalizzazione produttiva possa fruire di incentivi
pubblici;
il
comune di Abbiategrasso ha deliberato l’assegnazione di una nuova area alla Iar
Siltal per sviluppare ad Abbiategrasso le sue produzioni; a questa condizione,
l’amministrazione si è dichiarata disponibile a trattare la valorizzazione
dell’area del vecchio
stabilimento;
la
Iar Siltal non ha manifestato alcun interesse per tale proposta, e si è limitata
a affermare di non volere licenziare i lavoratori, limitandosi a proporre loro
un «pendolarismo» di 70 chilometri (più il ritorno) da Abbiategrasso a Ticineto.
Gli operai hanno sintetizzato tale proposta con due slogan: «524 deportati o licenziati» e «O il
lavoro o i nostri figli» (si consideri che ben 203 dipendenti abbiatensi sono
donne);
si
è di fronte a una forma di marketing territoriale tra aree
limitrofe;
la
Iar Siltal ha sviluppato il fatturato non con investimenti e innovazioni ma con
acquisizioni mirate e (probabilmente) foraggiate da sovvenzioni pubbliche. Oggi
cerca di sopravvivere alla difficile congiuntura ricorrendo a razionalizzazioni
e speculazioni
immobiliari;
la
chiusura dello stabilimento Siltal di Abbiategrasso non solo determinerebbe una
pesante ricaduta sull’occupazione del comune, ma segnerebbe la fine di una
realtà produttiva che rappresenta anche «sapere operaio» pluridecennale, con
buona pace di tanti discorsi sulla qualità del prodotto e sull’innovazione
tecnologica;
evidenti
sarebbero, infine, le conseguenze sull’indotto e a fare le spese delle scelte
padronali sarebbero maestranze femminili o di età avanzata che non riuscirebbero
a trovare una nuova e «buona» occupazione, causando, inoltre, dei veri e propri
drammi familiari (operai che hanno contratto mutui, famiglie già precedentemente
a rischio di povertà,
ecc.),
si chiede di
sapere:
se
non si valuti che la politica della Iar Siltal sia di carattere speculativo, con
particolare riferimento all’eventuale fruizione di fondi pubblici
nell’acquisizione di stabilimenti o per la costruzione del nuovo impianto di
Ticineto;
quali
provvedimenti si intenda adottare per difendere l’occupazione e il prosieguo del
lavoro del sito di
Abbiategrasso;
se
non si valuti di adottare provvedimenti per porre un freno al fenomeno delle
delocalizzazioni delle attività produttive causato solo da un utilizzo
speculativo dei fondi
pubblici;
se
si sia a conoscenza di eventuali progetti di riuso del suolo sul quale è situata
la Iar- Siltal di Abbiategrasso
Atto Senato
Risposta scritta pubblicata nel fascicolo n. 110
all'Interrogazione 4-06489 presentata da
MALABARBA
Risposta. —- La società IAR (Industria apparecchi refrigeranti), che opera nel comparto degli elettrodomesti bianchi, fu fondata negli anni Settanta con sede legale a Occimiano (Alessandria). Nel 1989 acquisisce la Sintal Casa spa, che produceva in Abbiategrasso frigoriferi, lavatrici e lavastoviglie, assumendo la denominazione di Iar Siltal spa. Questa ebbe negli anni un grosso sviluppo ed infatti attualmente ha numerosi stabilimenti in Italia ed anche all'estero.
Nel settore degli elettrodomestici, il gruppo Iar Siltal
rappresenta la quinta impresa italiana per occupati (circa 2450) e si colloca
tra le prime dieci per fatturato, costituendo una delle imprese «strategiche»
del settore.
La società denuncia la crescente
competitività dei mercati (in particolare delle produzioni extra europee) e la
necessità di ridurre i costi. In tal senso, data l'elevata stagionalità delle
produzioni, alcune di queste determinano dei periodi di sottoutilizzazione degli
impianti produttivi, a cui si ritiene di poter porre riparo unificando più linee
di produzione. Questo processo, nel piano industriale approntato dall'impresa,
riguarda in particolare i due siti produttivi di Abbiategrasso (Milano) e
Ticinetto (Alessandria), posti a circa 70 Km. di distanza, la cui attività
produttiva si intende concentrare in quest'ultimo, determinando lo spostamento
di circa 500 lavoratori
Da parte delle organizzazioni
sindacali è stata espressa la preoccupazione che tale spostamento non sia così
fortemente giustificato e che ad esso si accompagni, di fatto, la rinuncia al
lavoro di un cospicuo numero di dipendenti, specialmente donne, alle quali un
così accentuato pendolarismo risulterebbe insostenibile, con conseguente
necessità di dimissioni. Se ciò avvenisse, ne deriverebbe, di fatto, una
diminuzione sensibile del numero dei dipendenti senza oneri per
l'impresa.
Ci troviamo, pertanto, di fronte ad un nuovo
processo di delocalizzazione industriale, che oggi molte imprese pongono in
essere al fine di distribuire la loro filiera in più aree, sfruttando i vantaggi
del diverso costo dei fattori e delle caratteristiche ambientali.
Certamente anche il Ministero delle attività produttive
condivide le preoccupazioni degli interroganti e comprende i disagi a cui
andranno incontro i lavoratori della Iar Siltal; sta facendo, pertanto, e farà
il possibile, per sviluppare tutte le iniziative più adeguate tendenti a
limitarne le conseguenze, pur nella consapevolezza di non poter incidere sulle
singole politiche aziendali, difficilmente sindacabili.
In questo quadro, su richiesta delle organizzazioni sindacali, il
Ministero delle attività produttive ha aperto un tavolo di confronto per
ricercare una soluzione compatibile con le esigenze e con le aspettative delle
parti. Alla prima riunione, tenutasi giovedì 25 marzo 2004 presso il Ministero,
nella quale le parti hanno illustrato le rispettive argomentazioni, ha fatto
seguito l'acquisizione di documentazione sullo stato del gruppo e di ulteriori
informazioni utili alle valutazioni di merito.
Allo
stato è in corso l'esame degli elementi raccolti. Un'ulteriore riunione con le
parti è prevista per venerdì 16 aprile 2004.
Si informa,
altresì, che la Società Iar Siltal spa ha usufruito di un finanziamento in base
alla legge n. 46/82.
La suddetta agevolazione è stata
concessa per la realizzazione di un'innovazione tecnologica che non prevedeva,
pertanto, alcun incremento occupazionale.
Il Sottosegretario di Stato per le attività produttive
Valducci