Il piano di intervento straniero in Venezuela
Recuperare il controllo del petrolio venezuelano con il
rovesciamento di Hugo Chavez non rappresenta per gli USA una
causa ideologica ma una questione di affari e di sopravvivenza
imperiale.
Stando a un informe pubblicato nel giornale Soberanía, nell'anno
2021 Venezuela, Iraq, Iran e Arabia Saudita, Kuwait; Emirati Arabi
Uniti, Russia e alcuni paesi dell' Arabia centrale, saranno gli
unici sopravviventi dell' era petrolio.
Tutti gli altri
paesi, oggi produttori, dentro e fuori dell' Opep , non avranno più
petrolio. Stati Uniti e Canada avranno le maggiori riserve di
bitume e sabbie petrolifere o oleoggiose; però saranno prive di
petrolio convenzionale i cui costi di produzione siano inferiori a 3
dollari, che invece saranno presenti nei paesi sopra citati.
Stati Uniti e Gran Bretagna – il suo principale alleato
strategico in Europa _ con la invasione e con l' occupazione dell
'Iraq e dell' Afghanistan, si sono assicurati temporaneamente ed a
un prezzo sempre più alto il controllo del maggior giacimento di
idrocarburi: Medio Oriente ed Asia centrale. In questo modo il
capitalismo statunitense è riuscito a frenare la crisi terminale del
suo sistema economico: imponendo il dollaro come moneta mondiale per
continuare sviluppando il suo livello di vita sperperante a spese
della miseria mondiale, però soprattutto, continuare controllando l'
economia di Europa, Giappone, Cina e del Sudest asiatico attreverso
il controllo del prezzo e della produzione del principale prodotto
dell' economia del capitale: gli idrocarburi. Venezuela oggi è a
livello mondiale la più grande riserva di petrolio estraibile con le
tecnologie attuali. Se si concretassero gli esperimenti riusciti
di Chevron Texaco e dell' Università di Stanford, sull' uso del gas
nell' estrazione dei petroli pesanti, le riserve sfruttabili della
striscia petrolifera di Orinoco si moltiplicherebbero di 3,5 volte,
significando che le riserve del Venezuela supererebbero gli 800.000
milioni di barili di petrolio, più dell' intera riserva dell' OPEP.
L' IMPORTANZA STRATEGICA DEL VENEZUELA Nei prossimi 50
anni il Venezuela sarebbe l' unico paese con petrolio da poter
esportare nell' emisfero occidentale, a5 giorni di trasporto dal
principale mercato mondiale di idrocarburi (USA, Europa e Canada) e
a una distanza simile dal Mercosur. Per questa principale
ragione Venezuela ricopre per Washington più importanza strategica
che il Medio Oriente, essendo suo vicino di casa e facendo parte di
una geopolitica di conquista inserita nel Piano Colombia, con l'
implementazione di questa regione pensa di appropriarsi delle sue
risorse naturali ed energetiche necessarie alla sua economia entro i
prossimi 40 anni. E questo si spiega dentro un quadro di
sopravvivenza segnalato da concrete necessità. Gli Stati Uniti
producono il 73% dell' energia totale che consuma, e altresì consuma
a livello mondiale: il 33% degli idrocarburi 1 ogni 4 barili
di petrolio 40 ogni 100 litri di benzina 1ogni 3 derivati di
idrocarburi 1 ogni 5 dei distillati Il deficit del 25% del
suo consumo energetico equivale a circa 12 milioni di barili
giornalieri di petrolio e gas, che deve importare, da ogni parte del
mondo, ma soprattutto dall America Latina. Questi 12 milioni di
barili che mancano ogni giorno, e che diventeranno dai 25 ai 30
milioni al giorno nel 2020, sono il motivo strategico centrale che
dirige le invasioni armate degli USA in tutto il mondo.
l'Invenzione della dottrina del “asse del male” con cui la Casa
Bianca ha giustificato le invasione di Iraq ed Afghanistan si spiega
nel fatto che il 90% delle riserve mondiali di petrolio e gas sono
in mano a persi musulmani dell' OPEP, della Russia e delle regioni
musulmane dell' antica Unione Sovietica. E ciò che è più grave
per Washington: la grande riserva sicura e a buon prezzo che aveva
nel vicino di casa, si è resa complicata e gli è scappato di mano
con l'arrivo di Hugo Chávez e del suo movimento bolivariano nel
governo del Venezuela.
PETROLIO E SOPRAVVVENZA IMPERIALE
Recuperare il petrolio venezuelano con il rovesciamento o l'
assassinio di Chávez non è per gli Stati Uniti una causa ideologica,
ma una questione logica di affari e di sopravvivenza imperiale.
Il piano di intervento straniero -sullo stile di Haiti- che
Washington sta usando come metodologia “ nuova “ per rovesciare
Chávez con una “forza multinazionale di Pace”, con la complicità
dell' ONU e dei governi europei, si spiega per il seguente motivo:
Stati Uniti e Inghilterra possono resistere un tempo senza la
somministrazione degli idrocarburi. Sono paesi produttori ed hanno
riserve strategiche immagazzinate, ma il resto delle economie
mondiale, compresa Europa,Giappone e Cina sono totalmente
vulnerabili a un taglio di energia. Gli Stati Uniti, il Giappone e l
'unione Europea consumano al mondo: 67 di ogni 100 litri di
benzina 56 di ogni 100 litri di derivati 41 di ogni 100
litri di olii combustibili 60 di ogni 100 litri di altri
distillati 44,5 di gas mondiale 50% di petrolio mondiale
commerciano il 65% del petrolio del mondo Oggi le grandi
potenze mondiali, le grandi economie e le grandi corporazioni
multinazionali, hanno un deficit di circa 40 milioni di barili di
idrocarburi al giorno e nel 2020 questo debito supererà i 100
milioni di barili giornalieri, solo perché nessuno di loro possiede
nei suoi territori riserve petrolifere che possano arrivare oltre il
2015.
Europa e Stati Uniti soffrono la stessa sindrome: il
disavanzo di idrocarburi, un elemento essenziale per la
sopravvivenza e senza cui le loro infrastrutture industriali,
economiche e militari si smonterebbero in poche decenni. Ciò
avvicina e unisce i vecchi imperi europei al nuovo imperio unipolare
nordamericano in una crociata permanente: invadere paesi per
appropriarsi dell' elemento vitale per la loro esistenza futura.
Questo spiega la “società” naturale esistente- oltre i
discorsi “ oppositori” europei all' interno dell ONU – fra il
capitalismo nordamericano e quello europeo nelle invasioni militari
praticate dal Pentagono, ma sfruttate economicamente, innanzitutto
dai consorzi nordamericani, e poi dalle corporazioni europee che
partecipano del ricavato della guerra, giusto come stanno facendo
adesso con la ”ricostruzione dell' Iraq”.
Dopo l' 11-S, e
con caratteristiche differenti, Europa e Stati Uniti si allearono
-attraverso la ONU e la NATO- per invadere ed occupare Afghanistan e
poi l' Irak. La meccanica funzionale è sempre la stessa: gli USA
invadono militarmente, e Europa (grazie all' ONU e alla NATO) assume
il ruolo di “legittimatore” presentandosi come “Forza multinazionale
di Pace”, che oggi ___________________,con l' intenzione di
ricavarne una maggior partecipazione per le sue banche e le sue
transnazionali nell' affare del petrolio e della ricostruzione”.
In questa logica -statistica e fin troppo ripetuta- si fonda ciò
che molti vedono come la soluzione più probabile della cospirazione
golpista contro il governo del Venezuela: l' intervento straniero.
Con Chávez e il suo governo, eletti democraticamente e con una
forte popolarità, non possono brandire la dottrina di “asse del
male” applicata contro Saddam in Iraq, o contro i talebani in
Afghanistan, ma la devono implementare in un modello nuovo adattato
al vicino di casa. La campagna destabilizzante contro Chávez si
fonda su tre assi principali di attacco: l' attitudine
“dittatoriale” del presidente, la violazione dei “diritti umani” da
parte del suo governo, e il suo “vincolo” con la guerriglia e il
narcotraffico colombiano. Su questo presupposto operativo ha
lavorato – e continua a lavorare- la strategia mediatica golpista
ordita dall' unione cubano-americana- settori oligarchici del
Venezuela, le cui linee matrici partono – come sempre- dalla CIA e
dal Dipartimento di Stato nordamericano.
IL QUARTO COLPO
L' intervento straniero è il quarto colpo di stato ad
approssimarsi in Venezuela, dopo tre interventi falliti per
rovesciare Chávez. Contemporaneamente sostituisce il colpo
mediatico abbordato il 11 aprile 2002, il colpo petroliero alla fine
del 2003, e il revocatorio presidenziale del 2004, che cela un colpo
di stato istituzionale per rovesciare Chávez. L' operazione
attuata con il revocatorio è già stata neutralizzata e non può
essere utilizzata con lo scopo con cui è stata concepita.
Oggi Gli Stato Uniti non cercano più di imporre un colpo di
stato mediatico, un colpo petroliero, o un colpo istituzionale
usando il revocatorio, ma cercano di generare in Venezuela un
contesto di anarchia armata e di guerra civile (proprio come è
successo in Haiti).In questi momento un rovesciamento militare di
Chavéz è impraticabile per Washington a causa delle proteste e delle
pressioni internazionali che innalzerebbe e per il forte
polarizzazione presente nella società venezuelana. D' altra
parte, il governo militare tradizionale associato ad una azione di
destabilizzazione mediatica, ha già fallito in Venezuela nell'
aprile del 2002. un operazione di questo genere metterebbe Bush in
una situazione molto più complicata di quella che attraversa l'
Iraq. L'attuale modo di agire del Dipartimento di Stato
nordamericano è chiaramente orientato a creare -attraverso metodi
destabilizzanti- le condizione economiche, politiche e sociali per
l' intervento de una forza multinazionale, come quello praticato ad
Haiti.
c'è un punto di partenza che è la destabilizzazione
economica, per cui – come ha recentemente segnalato un funzionario
del Venezuela- gli Stati Uniti potrebbero smettere per un periodo di
comprare petrolio dal Venezuelana e rincarare il boicottaggio
economico internazionale contro il governo di Hugo Chávez.
In questo quadro si può operare – come difatti lo sta
facendo- il processo di destabilizzazione politica attraverso la
ribellione di strada- indotta da elementi parapoliziali o gruppi
infiltrati. Che genererebbero il caos sociale (la famosa Guarimba)
all' interno del principale paese petroliero dell' America Latina.
(A riguardo bisogna analizzare la presenza in Venezuela del
gruppo dei paramilitari detenuti dal governo, e la cui missione
poteva essere orientata a servire da fattore induttore di un quadro
di violena armata trasferita dalle caserme alle strade).
Il passo successivo, con Venezuela sommessa al caos, é
fare una appello internazionale con il fine di “fermare il fiume di
sangue” con la OEA, l'ONU e la corrispondente “forza multinazionale
di pace” capeggiata in prima linea dai marines americani.
Con il Venezuela in un processo crescente di anarchia, e con
Chávez “isolato internazionalmente” “ come vuole il fratello di
Bush), una operazione intessuta internazionalmente per invadere il
Venezuela con l'ONU e una “Forza multinazionale di pace” risulta
fattibile e operativa per Washington e per il Dipartimento di Stato
nordamericano. Con l' “intervento straniero” gli USA tentano di
riversare la colpa del colpo di stato contro Chávez su terzi,
delegando – formalmente- il rovesciamento dl governo costituzionale
a una forza militare multinazionale. Controllato dai USA – che venga
a portare “pace e ordine” in Venezuela. Questo è il prodotto
finale del processo di destabilizzazione che è in corso contro
Chávez e che non si è mai fermato.
La Repubblica Bolivariana
è una “gigantesca Haiti” nel piano di intervento dei Falche del
Dipartimento di Stato e del Pentagono. E nessuno può garantire
che a questo progetto, escludendo le potenze europee, non
partecipino – come sostenitori della legittimità dell' invasione-
alcuni paesi latino americani in cui oggi Chávez ripone fiducia.
Bisogna osservare attentamente Haiti,questo è il modello
paradigmatico da applicare – con le modificazione del caso- nel
terreno venezuelano.
L' Impero compra coscienze, arme,
militari, politici, giornalisti, presidenti, e il redditto economico
di una invasione del Venezuela giustifica a distanza l'
“investimento in dollari” che oggi la CIA e le sue e le sue filiali
impresariali stanno realizzando in Venezuela e in America Latina.
Venezuela possiede attualmente, secondo calcoli della stessa
PDVSA, un potenziale di riserve che probabilmente aumenterebbero a
380.000 milioni di barili di petrolio, superiori a qualsiasi paese
dell' OPEP. Queseta, e nessun'altra è la ragione principale per
cui Venezuela, insieme ad Iraq e Siria, da forma alla trilogia di
paesi che Washington considera di “priorità strategica” occupare
militarmente in breve tempo .
http://www.iarnoticias.com/
Fonte: i dati e le statistiche sul petrolio citati in questa
nota corrispondono a un estenso dossier intitolato: El Plan de
Negocios de PDVSA: un piano di privatizzazione, pubblicato nel
giornale Soberanía,e firmato da Pablo Herández.
|