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PETROLIO: LE RAGIONI DEGLI USA PER ROVESCIARE CHAVEZ
by gg Thursday June 10, 2004 at 05:49 PM mail: mailto:http://www.iarnoticias.com/ 

Il piano di intervento straniero in Venezuela Recuperare il controllo del petrolio venezuelano con il rovesciamento di Hugo Chavez non rappresenta per gli USA una causa ideologica ma una questione di affari e di sopravvivenza imperiale.

Stando a un informe pubblicato nel giornale Soberanía, nell'anno 2021 Venezuela, Iraq, Iran e Arabia Saudita, Kuwait; Emirati Arabi Uniti, Russia e alcuni paesi dell' Arabia centrale, saranno gli unici sopravviventi dell' era petrolio.

Tutti gli altri paesi, oggi produttori, dentro e fuori dell' Opep , non avranno più petrolio.
Stati Uniti e Canada avranno le maggiori riserve di bitume e sabbie petrolifere o oleoggiose; però saranno prive di petrolio convenzionale i cui costi di produzione siano inferiori a 3 dollari, che invece saranno presenti nei paesi sopra citati.
Stati Uniti e Gran Bretagna – il suo principale alleato strategico in Europa _ con la invasione e con l' occupazione dell 'Iraq e dell' Afghanistan, si sono assicurati temporaneamente ed a un prezzo sempre più alto il controllo del maggior giacimento di idrocarburi: Medio Oriente ed Asia centrale.
In questo modo il capitalismo statunitense è riuscito a frenare la crisi terminale del suo sistema economico: imponendo il dollaro come moneta mondiale per continuare sviluppando il suo livello di vita sperperante a spese della miseria mondiale, però soprattutto, continuare controllando l' economia di Europa, Giappone, Cina e del Sudest asiatico attreverso il controllo del prezzo e della produzione del principale prodotto dell' economia del capitale: gli idrocarburi.
Venezuela oggi è a livello mondiale la più grande riserva di petrolio estraibile con le tecnologie attuali.
Se si concretassero gli esperimenti riusciti di Chevron Texaco e dell' Università di Stanford, sull' uso del gas nell' estrazione dei petroli pesanti, le riserve sfruttabili della striscia petrolifera di Orinoco si moltiplicherebbero di 3,5 volte, significando che le riserve del Venezuela supererebbero gli 800.000 milioni di barili di petrolio, più dell' intera riserva dell' OPEP.

L' IMPORTANZA STRATEGICA DEL VENEZUELA
Nei prossimi 50 anni il Venezuela sarebbe l' unico paese con petrolio da poter esportare nell' emisfero occidentale, a5 giorni di trasporto dal principale mercato mondiale di idrocarburi (USA, Europa e Canada) e a una distanza simile dal Mercosur.
Per questa principale ragione Venezuela ricopre per Washington più importanza strategica che il Medio Oriente, essendo suo vicino di casa e facendo parte di una geopolitica di conquista inserita nel Piano Colombia, con l' implementazione di questa regione pensa di appropriarsi delle sue risorse naturali ed energetiche necessarie alla sua economia entro i prossimi 40 anni.
E questo si spiega dentro un quadro di sopravvivenza segnalato da concrete necessità.
Gli Stati Uniti producono il 73% dell' energia totale che consuma, e altresì consuma a livello mondiale:
il 33% degli idrocarburi
1 ogni 4 barili di petrolio
40 ogni 100 litri di benzina
1ogni 3 derivati di idrocarburi
1 ogni 5 dei distillati
Il deficit del 25% del suo consumo energetico equivale a circa 12 milioni di barili giornalieri di petrolio e gas, che deve importare, da ogni parte del mondo, ma soprattutto dall America Latina.
Questi 12 milioni di barili che mancano ogni giorno, e che diventeranno dai 25 ai 30 milioni al giorno nel 2020, sono il motivo strategico centrale che dirige le invasioni armate degli USA in tutto il mondo.
l'Invenzione della dottrina del “asse del male” con cui la Casa Bianca ha giustificato le invasione di Iraq ed Afghanistan si spiega nel fatto che il 90% delle riserve mondiali di petrolio e gas sono in mano a persi musulmani dell' OPEP, della Russia e delle regioni musulmane dell' antica Unione Sovietica.
E ciò che è più grave per Washington: la grande riserva sicura e a buon prezzo che aveva nel vicino di casa, si è resa complicata e gli è scappato di mano con l'arrivo di Hugo Chávez e del suo movimento bolivariano nel governo del Venezuela.

PETROLIO E SOPRAVVVENZA IMPERIALE

Recuperare il petrolio venezuelano con il rovesciamento o l' assassinio di Chávez non è per gli Stati Uniti una causa ideologica, ma una questione logica di affari e di sopravvivenza imperiale.

Il piano di intervento straniero -sullo stile di Haiti- che Washington sta usando come metodologia “ nuova “ per rovesciare Chávez con una “forza multinazionale di Pace”, con la complicità dell' ONU e dei governi europei, si spiega per il seguente motivo:
Stati Uniti e Inghilterra possono resistere un tempo senza la somministrazione degli idrocarburi. Sono paesi produttori ed hanno riserve strategiche immagazzinate, ma il resto delle economie mondiale, compresa Europa,Giappone e Cina sono totalmente vulnerabili a un taglio di energia. Gli Stati Uniti, il Giappone e l 'unione Europea consumano al mondo:
67 di ogni 100 litri di benzina
56 di ogni 100 litri di derivati
41 di ogni 100 litri di olii combustibili
60 di ogni 100 litri di altri distillati
44,5 di gas mondiale
50% di petrolio mondiale
commerciano il 65% del petrolio del mondo
Oggi le grandi potenze mondiali, le grandi economie e le grandi corporazioni multinazionali, hanno un deficit di circa 40 milioni di barili di idrocarburi al giorno e nel 2020 questo debito supererà i 100 milioni di barili giornalieri, solo perché nessuno di loro possiede nei suoi territori riserve petrolifere che possano arrivare oltre il 2015.

Europa e Stati Uniti soffrono la stessa sindrome: il disavanzo di idrocarburi, un elemento essenziale per la sopravvivenza e senza cui le loro infrastrutture industriali, economiche e militari si smonterebbero in poche decenni.
Ciò avvicina e unisce i vecchi imperi europei al nuovo imperio unipolare nordamericano in una crociata permanente: invadere paesi per appropriarsi dell' elemento vitale per la loro esistenza futura.

Questo spiega la “società” naturale esistente- oltre i discorsi “ oppositori” europei all' interno dell ONU – fra il capitalismo nordamericano e quello europeo nelle invasioni militari praticate dal Pentagono, ma sfruttate economicamente, innanzitutto dai consorzi nordamericani, e poi dalle corporazioni europee che partecipano del ricavato della guerra, giusto come stanno facendo adesso con la ”ricostruzione dell' Iraq”.

Dopo l' 11-S, e con caratteristiche differenti, Europa e Stati Uniti si allearono -attraverso la ONU e la NATO- per invadere ed occupare Afghanistan e poi l' Irak.
La meccanica funzionale è sempre la stessa: gli USA invadono militarmente, e Europa (grazie all' ONU e alla NATO) assume il ruolo di “legittimatore” presentandosi come “Forza multinazionale di Pace”, che oggi ___________________,con l' intenzione di ricavarne una maggior partecipazione per le sue banche e le sue transnazionali nell' affare del petrolio e della ricostruzione”.
In questa logica -statistica e fin troppo ripetuta- si fonda ciò che molti vedono come la soluzione più probabile della cospirazione golpista contro il governo del Venezuela: l' intervento straniero.
Con Chávez e il suo governo, eletti democraticamente e con una forte popolarità, non possono brandire la dottrina di “asse del male” applicata contro Saddam in Iraq, o contro i talebani in Afghanistan, ma la devono implementare in un modello nuovo adattato al vicino di casa.
La campagna destabilizzante contro Chávez si fonda su tre assi principali di attacco: l' attitudine “dittatoriale” del presidente, la violazione dei “diritti umani” da parte del suo governo, e il suo “vincolo” con la guerriglia e il narcotraffico colombiano.
Su questo presupposto operativo ha lavorato – e continua a lavorare- la strategia mediatica golpista ordita dall' unione cubano-americana- settori oligarchici del Venezuela, le cui linee matrici partono – come sempre- dalla CIA e dal Dipartimento di Stato nordamericano.

IL QUARTO COLPO

L' intervento straniero è il quarto colpo di stato ad approssimarsi in Venezuela, dopo tre interventi falliti per rovesciare Chávez.
Contemporaneamente sostituisce il colpo mediatico abbordato il 11 aprile 2002, il colpo petroliero alla fine del 2003, e il revocatorio presidenziale del 2004, che cela un colpo di stato istituzionale per rovesciare Chávez.
L' operazione attuata con il revocatorio è già stata neutralizzata e non può essere utilizzata con lo scopo con cui è stata concepita.

Oggi Gli Stato Uniti non cercano più di imporre un colpo di stato mediatico, un colpo petroliero, o un colpo istituzionale usando il revocatorio, ma cercano di generare in Venezuela un contesto di anarchia armata e di guerra civile (proprio come è successo in Haiti).In questi momento un rovesciamento militare di Chavéz è impraticabile per Washington a causa delle proteste e delle pressioni internazionali che innalzerebbe e per il forte polarizzazione presente nella società venezuelana.
D' altra parte, il governo militare tradizionale associato ad una azione di destabilizzazione mediatica, ha già fallito in Venezuela nell' aprile del 2002. un operazione di questo genere metterebbe Bush in una situazione molto più complicata di quella che attraversa l' Iraq.
L'attuale modo di agire del Dipartimento di Stato nordamericano è chiaramente orientato a creare -attraverso metodi destabilizzanti- le condizione economiche, politiche e sociali per l' intervento de una forza multinazionale, come quello praticato ad Haiti.

c'è un punto di partenza che è la destabilizzazione economica, per cui – come ha recentemente segnalato un funzionario del Venezuela- gli Stati Uniti potrebbero smettere per un periodo di comprare petrolio dal Venezuelana e rincarare il boicottaggio economico internazionale contro il governo di Hugo Chávez.


In questo quadro si può operare – come difatti lo sta facendo- il processo di destabilizzazione politica attraverso la ribellione di strada- indotta da elementi parapoliziali o gruppi infiltrati. Che genererebbero il caos sociale (la famosa Guarimba) all' interno del principale paese petroliero dell' America Latina.
(A riguardo bisogna analizzare la presenza in Venezuela del gruppo dei paramilitari detenuti dal governo, e la cui missione poteva essere orientata a servire da fattore induttore di un quadro di violena armata trasferita dalle caserme alle strade).


Il passo successivo, con Venezuela sommessa al caos, é fare una appello internazionale con il fine di “fermare il fiume di sangue” con la OEA, l'ONU e la corrispondente “forza multinazionale di pace” capeggiata in prima linea dai marines americani.

Con il Venezuela in un processo crescente di anarchia, e con Chávez “isolato internazionalmente” “ come vuole il fratello di Bush), una operazione intessuta internazionalmente per invadere il Venezuela con l'ONU e una “Forza multinazionale di pace” risulta fattibile e operativa per Washington e per il Dipartimento di Stato nordamericano.
Con l' “intervento straniero” gli USA tentano di riversare la colpa del colpo di stato contro Chávez su terzi, delegando – formalmente- il rovesciamento dl governo costituzionale a una forza militare multinazionale. Controllato dai USA – che venga a portare “pace e ordine” in Venezuela.
Questo è il prodotto finale del processo di destabilizzazione che è in corso contro Chávez e che non si è mai fermato.

La Repubblica Bolivariana è una “gigantesca Haiti” nel piano di intervento dei Falche del Dipartimento di Stato e del Pentagono.
E nessuno può garantire che a questo progetto, escludendo le potenze
europee, non partecipino – come sostenitori della legittimità dell' invasione- alcuni paesi latino americani in cui oggi Chávez ripone fiducia.

Bisogna osservare attentamente Haiti,questo è il modello paradigmatico da applicare – con le modificazione del caso- nel terreno venezuelano.

L' Impero compra coscienze, arme, militari, politici, giornalisti, presidenti, e il redditto economico di una invasione del Venezuela giustifica a distanza l' “investimento in dollari” che oggi la CIA e le sue e le sue filiali impresariali stanno realizzando in Venezuela e in America Latina.
Venezuela possiede attualmente, secondo calcoli della stessa PDVSA, un potenziale di riserve che probabilmente aumenterebbero a 380.000 milioni di barili di petrolio, superiori a qualsiasi paese dell' OPEP.
Queseta, e nessun'altra è la ragione principale per cui Venezuela, insieme ad Iraq e Siria, da forma alla trilogia di paesi che Washington considera di “priorità strategica” occupare militarmente in breve tempo .

http://www.iarnoticias.com/

Fonte: i dati e le statistiche sul petrolio citati in questa nota corrispondono a un estenso dossier intitolato: El Plan de Negocios de PDVSA: un piano di privatizzazione, pubblicato nel giornale Soberanía,e firmato da Pablo Herández.

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Ma finitela! Convoy Thursday June 10, 2004 at 08:20 PM
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