Tecniche di disinformazione, manuale per una lettura
critica dei media-Escuela popolar de Madrid- Grupo de
Aprendizaje colectivo- Comunicacion popular-Parte C- CONTENUTO
DELL'INFORMAZIONE Introduzione
http://italy.indymedia.org/news/2002/10/94113.php Parte A:
Strutturazione dell’informazione nei giornali
http://italy.indymedia.org/news/2002/10/94116.php Parte B: Il
linguaggio http://italy.indymedia.org/news/2002/10/94118.php
C) CONTENUTO DELL’INFORMAZIONE
1. SELEZIONE ED USO DELLE
FONTI DI INFORMAZIONE
Nel linguaggio giornalistico si
intendono per fonti di informazione gli elementi che forniscono al
giornalista l’informazione con cui costruisce la notizia. Questi
possono essere:
-persone (implicati, testimoni, esperti)
-istituzioni (politiche, giuridiche, poliziesche, impresariali,
agenzie di stampa, ecc.) -documenti (inchieste, informi, studi,
altri mezzi di comunicazione, ecc.)
A volte una notizia
scarseggia di fonti di informazione quindi è, nella sua totalità, il
prodotto dell’osservazione diretta dei fatti da parte del
giornalista. Però ciò non è molto comune, per questo il ruolo delle
fonti di informazione risulta fondamentale.
In teoria si
suppone che il giornalista debba cercare quelle fonti che gli
possono fornire un’informazione più abbondante, disinteressata e
contrastata, per cui normalmente dovrebbe ricorrere ad una grande
varietà di fonti. Però la realtà è che la scelta di queste risponde
spesso ad una strategia di manipolazione informativa, nel senso che
dando eco a certe fonti ed ignorando altre, il media riesce a
trasmettere il suo proprio punto di vista ed opinione senza perdere
l’apparenza di oggettività. Il mezzo si presenta così come un mero
ed asettico trasmettitore di informazioni, quando in realtà tende a
scegliere come fonti quelle persone, istituzioni o documenti che sa
che possono favorire i suoi interessi o con le quali vuole mantenere
buone relazioni.
Da questo l’importanza dei Dipartimenti di
Pubbliche Relazioni o Gabinetti Stampa, non solo di istituzioni ed
organismi ufficiali, ma anche di grandi imprese e “personaggi
pubblici”, il cui principale obbiettivo consiste in convertirsi in
fonti di informazione assidua dei media. Altre volte vengono
contrattate Agenzie di Pubbliche Relazioni, perché gestiscano
l’informazione su un certo fatto.
Per esempio, nel 1991 il
governo del Kuwait contrattò per 10,8 milioni di dollari una delle
agenzie di pubbliche relazioni più prestigiose, la nordamericana
Hill & Knowlton, con l’obbiettivo di convincere l’opinione
pubblica nordamericana ed europea di intervenire nel golfo Persico.
I dipartimenti o gabinetti sono composti da esperti in
comunicazione (giornalisti, pubblicitari, psicologi, sociologi,
ecc.) che si incaricano di elaborare strategie e prodotti
informativi molto completi e di alta qualità (notizie già redatte,
reportage, foto, registrazioni, dichiarazioni, ecc.), disegnati per
favorire gli interessi dell’istituzione o impresa in un determinato
fatto che la riguarda. Offrendo questi “prodotti” ai giornalisti dei
distinti mezzi di comunicazione diventano fonti privilegiate di
informazione.
Questo fu il lavoro, per esempio, del
gabinetto stampa della NATO durante l’ultimo conflitto in
Yugoslavia, dato che monopolizzava buona parte dell’informazione
sulla guerra. Così che la maggior parte dell’informazione diffusa
dai mezzi sui bombardamenti fu previamente filtrata dalla NATO. Le
altre fonti di informazione durante questo conflitto furono
principalmente i Governi Alleati ed i partiti politici favorevoli
all’attacco; e raramente si dava voce a chi si opponeva ad esso.
Esistono molti altri esempi di quest’uso manipolativo delle
fonti di informazione: l’informazione che riguarda l’ETA la fornisce
quasi sempre il Ministero degli Interni, l’informazione sulle
carceri le stesse Istituzioni Penitenziarie, molto raramente gli
stessi detenuti o i loro familiari (eccetto quando il detenuto è un
personaggio famoso), le notizie sulle occupazioni (specialmente
quando c’è uno sgombero) si nutrono dell’informazione della polizia
o di rappresentanti municipali, lasciando alle dichiarazioni degli
stessi occupanti uno spazio aneddotico (sempre che glielo
concedano).
A volte le informazioni procedenti dalle “fonti
di informazione privilegiate” (cioè, in pratica, quelle che
convengono al media), riportano citazioni dirette fra virgolette di
dichiarazioni pubbliche o documenti, per cui gli viene data una voce
e una diffusione massiccia, propagando alla lettera i loro progetti
ed il loro linguaggio.
Un buon esempio dell’uso interessato
delle fonti di informazione, così come dell’abuso delle virgolette
lo abbiamo nella notizia “Almunia felicita Aznar per l’esito del
Governo nel negoziato con la NATO” di El Paìs del 23/12/97 (vedi
pag. 63). Le due principali fonti di informazione scelte per questa
notizia sono i due leader delle forze politiche più favorevoli alla
NATO. Di fatto, tutto il testo è una continua e compiacente
trasmissione dei loro discorsi, in gran parte letteralmente grazie
all’abbondanza di frasi fra virgolette. Nonostante la appariscente
protesta organizzata dagli oppositori alla piena integrazione nella
Organizzazione Atlantica, questi sono appena presi in considerazione
come fonte di informazione. In questo modo, diffondendo
letteralmente le dichiarazioni e progetti di coloro che sono a
favore della piena integrazione, ed emarginando quelli che sono
contro, il periodico si schiera senza perdere l’apparenza di
oggettività.
Un altro buon esempio di selezione parziale, e
pertanto manipolativa, delle fonti di informazione è la notizia
intitolata: “I grandi magazzini hanno venduto nel 1998 il 9 % in più
ed hanno creato 15.000 posti di lavoro” pubblicata in El Paìs del
10/06/99 (vedi pag. 64). L’articolo è una esaustiva sequenza di dati
economici ed impresariali procedenti nella loro totalità da un
informe della ANGED (Associazione Nazionale di Grandi Imprese di
Distribuzione), sicuramente confezionato e distribuito dalla sua
agenzia di Pubbliche Relazioni, che presenta la sua grande crescita
aziendale con un tono assolutamente trionfalista, ricorrendo, come
no, all’“argomento magico” della creazione di nuovi impieghi. Al non
ricorrere a nessun’altra fonte di informazione (piccoli commerci,
lavoratori del ramo, sindacati, associazioni di consumatori) il
periodico realizza pubblicità gratuita a queste multinazionali. Non
si dice niente, per esempio, dei posti di lavoro che distruggono i
grandi magazzini, che è sempre molto superiore a quello che creano
(chiusura di innumerevoli piccoli commerci, che sono i maggiori
creatori di posti di lavoro), delle condizioni di contrattazione e
di lavoro degli impiegati, dell’impatto urbanistico che causano,
delle condizioni di acquisto che impongono ai loro fornitori, ecc.
Anche se il periodico non mente (non c’è dubbio che tutti
questi dati e molti di più vengono raccolti nell’informe
dell’ANGED), al ricorrere ad una sola fonte di informazione e
dandogli diffusione di massa in forma acritica e compiacente, sta
manipolando e distorcendo la visione della realtà dei grandi
magazzini e del loro impatto socioeconomico.
2.
INFORMAZIONE FALSA
Si intende per “informazione falsa”
quella che è stata deliberatamente inventata per costruire e
trasmettere una realtà differente da quella che conoscono i
giornalisti o le loro fonti di informazione. Falsare o inventare
l’informazione è una tecnica manipolativa meno abituale delle altre
che abbiamo visto fino ad ora per una semplice regione: è molto
rischioso, poiché nel caso in cui si scoprissero le manipolazioni il
prestigio e la credibilità del mezzo di comunicazione ne uscirebbero
molto compromessi. Inventare informazione è troppo grossolano e
rischioso quando esistono molti altri mezzi, come quelli visti fino
ad ora, più sottili e sicuri per manipolare senza mentire
letteralmente.
Però questo non significa che non si faccia,
soprattutto quando si vuole influire in forma immediata ed
irreversibile nell’opinione pubblica (perché, per esempio, appoggi
con urgenza lo scoppio o il mantenimento di una guerra, o qualche
manovra politica). Le smentite, se vengono fatte, possono arrivare
in seguito, quando ormai è troppo tardi. A parte i loro effetti
immediati, le bugie medianiche hanno un altro grande vantaggio: sono
molto difficili da verificare per noi lettori, poiché non abbiamo i
mezzi per farlo la maggior parte delle volte. Per questo è molto
complicato dare esempi concreti e dettagliati di informazione
falsificata. Solo una piccola parte dei casi di falsificazione di
notizie vengono resi pubblici (abbiamo raccolto per questo dossier
alcuni degli scarsi esempi che sono stati diffusi negli ultimi
anni).
Un’altra caratteristica dell’informazione falsa è che
risulta difficile sapere la sua provenienza, che può essere dalla
fonte di informazione (governo, esercito, aziende, agenzie di
stampa, polizia, ecc.) o direttamente dal mezzo di comunicazione.
In ogni modo, anche nel caso di un’informazione inventata
dalla fonte, il media è di solito complice attivamente o
passivamente, poiché suo compito sarebbe quello di verificare e
contrastare ogni informazione prima di diffonderla.
2.1
Informazione falsa scritta
È la più facile da realizzare,
poiché ad un giornalista bastano alcuni minuti per inventarsi
qualsiasi cosa. L’informazione scritta risulta senza dubbio meno
credibile ed impattante di altri tipi di informazione.
L’informazione falsa può consistere nell’invenzione di
un’intera notizia. Per esempio, nell’ultimo conflitto nei Balcani
l’agenzia stampa della NATO diffuse verso la fine di marzo del 1999
la falsa notizia che erano spariti numerosi intellettuali
albano-kosovari, facendo credere che erano stati giustiziati dai
serbi. La stampa dette un ampio eco alla notizia, senza verificarla,
proponendola come una prova in più della perversità dei Serbi. Mesi
dopo (una volta terminato il conflitto, come succede sempre) si
seppe che questi intellettuali non erano mai spariti, che era una
notizia falsa (vedi El Mundo 19/6/99, pag. 65).
Un altro
esempio più vicino, nel quale le notizia falsa procede ugualmente
dalla fonte di informazione (in questo caso si tratta della polizia
di Barcellona) ed i media la diffondono senza nessun tipo di
verifica o riprova, fu la notizia intitolata: “Una giovane resta
paralizzata dopo essere picchiata da delle teste rasate” (vedi El
Paìs del 29/3/00, pag.66). Poco dopo si scoprì che si trattava di
un’invenzione della polizia (vedi El Paìs 31/3/00, pag. 67),
sicuramente per alimentare il clima di allarme sociale ed
insicurezza cittadina, e giustificare così la sua attività.
Un’altra falsatura dell’informazione consiste nell’inventare
dati e fatti dentro una notizia, per orientarla secondo determinati
interessi. Questa falsificazione è molto più comune, poiché non
risulta così rischiosa né scandalosa come inventarsi una notizia
intera (come abbiamo visto negli esempi anteriori), così quando gli
interessa molti media adottano il detto “diffama, che qualcosa
resta”. Per ciò spesso ricorrono a certe tecniche, come inventarsi
fonti di informazione inesistenti (con la tipica formula di “secondo
fonti ben informate”) per mettere in bocche anonime accuse false o
tendenziose.
Un buon esempio di questo è la campagna di
diffamazione che nel 1991 scatenò il giornale ABC contro la Scuola
Popolare di Prosperidad (Madrid). La scuola svolgeva le sue attività
in un locale di proprietà dell’Arcivescovato di Madrid, che nel 1943
affittò al Comune di Madrid, che a sua volta lo cedette nel 1982
alla scuola perché vi svolgesse le sue attività educative. Però nel
1990 il Comune ruppe unilateralmente il contratto d’affitto con
l’Arcivescovato dando via libera a questo perché recuperasse il
locale, espellendo la Scuola. Il caso fu sottomesso a processo nel
1991, e l’Arcivescovato ricevette tutto l’appoggio da parte
dell’ABC, che iniziò una tremenda campagna di diffamazione contro la
Scuola. Un articolo di quell’epoca ci può servire come esempio di
falsa informazione, poiché è pieno di invenzioni, esagerazioni ed
inesattezze.
Il titolo è: -Manifestazioni organizzate da
comunisti per evitare lo sfratto de “La Prospe”-, datato 28/6/91
(pag. 68). Per prima cosa, attribuiscono l’organizzazione della
manifestazione a “comunisti”, e più concretamente alla presidente
dell’Associazione Popolare Gisela Meyer, membro di Izquierda Unida.
In realtà la manifestazione fu organizzata dalla stessa Scuola “La
Prospe”, senza che in ciò avesse niente a che fare Gisela Meyer ed
IU. Nella scuola hanno sempre confluito una gran quantità di
correnti ideologiche, da comunisti ad anarchici, ecologisti,
femministe, però soprattutto numerose persone che preferiscono non
essere etichettate. La Scuola è indipendente da qualsiasi partito o
sindacato, per cui il semplicista e cospiratorio titolo dell’ABC è
falso.
Fra i molto spropositi che contiene l’articolo
(uso di virgolette, vocabolario peggiorativo e criminalizzante,
ecc.) risaltano parecchie altre falsità. Come quella che “i
partecipanti de La Prospe abbiano lanciato minacce” (terzo
paragrafo); il riferirsi a questi come “ persone che si identificano
come educatori, maestri ed assistenti sociali” mettendolo in dubbio
quando molti effettivamente lo sono, e in ogni caso la Scuola
Popolare è riconosciuta come tale dal Ministero dell’Educazione. La
rotonda affermazione (sempre nel terzo paragrafo) che “la
maggioranza dei vicini applaude la decisione municipale (di chiedere
lo sfratto) e dubitano della bontà delle attività impartite ne La
Prospe” è igualmente falsa, poiché il sentimento comune nel
quartiere di Prosperidad è l’appoggio di numerosi vicini (nelle
manifestazioni ed attività) e l’indifferenza di molti altri.
L’affermazione che la maggioranza del vicinato applaude la chiusura
della Scuola è dunque falsa, tanto quanto la testimonianza che segue
del supposto vicino. Questa è piena di menzogne: mette in dubbio che
si realizzi educazione di adulti, qualifica la partecipazione delle
gente come scarsa (in quell’epoca frequentavano il locale circa 250
persone), afferma che i partecipanti nelle proteste non sono gente
del quartiere ma gente “reclutata” dai “capetti” della Scuola (un
collettivo come La Prospe non ha capi né recluta nessuno; non è
un’organizzazione paramilitare né un partito). Anche supponendo che
quell’anonimo testimone fosse reale, e non inventato come sembra
(poiché riassume, dalla bocca di un “vicino”, le tipiche accuse
propinate da ABC nella sua particolare campagna), il semplice fatto
di diffonderle letteralmente e senza verificarle contribuisce a
falsificare l’informazione.
Nell’ultimo paragrafo, sotto il
titoletto “Replica”, ABC risponde ad una lettera di protesta inviata
giustamente da membri de La Prospe per protestare per le falsità
scritte in un articolo anteriore. In sua difesa il periodico afferma
di possedere prove di tutto ciò che ha scritto, nuova bugia da
aggiungere al cumulo di falsità dell’articolo.
Questa è solo
una piccola parte di tutta una campagna “informativa” piena di
menzogne e di dati falsi, inventati o tergiversati, che scatenò il
quotidiano ABC per danneggiare La Prospe e difendere gli interessi
dell’Arcivescovato di Madrid.
In generale, le notizie
scritte totalmente inventate procedono dalla stessa fonte di
informazione. Ed il media si trasforma in complice delle stesse
quando (sia per interessi di potere, per clientelismo, per
sensazionalismo, ecc.) le pubblica senza verificarle. Nel caso in
cui si scopra la falsità, la responsabilità si divide fra ciò che
crea la notizia e ciò che la diffonde.
In cambio la
falsatura parziale dell’informazione, molto più comune e difficile
da verificare, è spesso prodotto dello stesso periodico, il quale,
partendo da un fatto reale, lo deforma ed adultera in funzione dei
suoi interessi.
2.2 Informazione falsa visiva
Disegnare informazione visiva falsa è tecnicamente più
complicato e suppone un rischio maggiore che realizzare falsa
informazione scritta. Però risulta più credibile, poiché
l’informazione visiva viene presa di solito come immagine della
realtà stessa.
Si può generare falsa informazione visiva in
varie forme:
A) Immagini inventate. Foto che sono state
direttamente messe in scena.
Per esempio, verso la metà del
1999 la stampa spagnola diffuse una foto di un gruppo di zapatisti
che consegnavano le armi a rappresentanti del governo messicano
affermando che: “14 ribelli zapatisti disertano l’EZLN” (vedi El
Paìs 31/3/99, pag. 69). Posteriormente si scoprì che era tutto una
messa in scena, e che gli incappucciati che apparivano nella foto
non erano zapatisti, ma gente mascherata che fingeva una falsa
consegna di armi, come riporta la notizia di El Paìs del 2/4/99
(pag.70) (molto più piccola della prima e senza foto). Si può dire
che la manipolazione partì dal governo messicano (manipolazione
esercitata dalla fonte) e non dalla stampa, però risulta molto
difficile credere che la sua diffusione sia stata realizzata senza
la connivenza di quest’ultima. In ogni modo, è sorprendente che non
si siano scomodati a verificare quest’informazione con l’EZLN.
B) Immagini manipolate. Foto che anche se hanno a che fare
con il fatto sono state manipolate per cambiare il loro significato
ed implicazione.
A volte viene fatto semplicemente tagliando
la foto in maniera che cambi il suo significato. Vale a dire,
manipolando l’inquadratura.
Come varie foto apparse durante
la guerra dei Balcani, la cui inquadratura fu convenientemente
manipolato per associare ripetutamente i gesti di Milosevic con
saluti fascisti. Per esempio, nella foto apparsa in El Paìs del
28/5/99 (vedi pag. 71) si vede Milosevic con un braccio in alto e la
mano stesa, e l’altro braccio non si vede (lo hanno tagliato
dall’inquadratura). Si tratta di una foto di archivio (per cui
scelta arbitrariamente dal periodico) e che appare in copertina.
Posteriormente, dopo la denuncia di vari lettori, lo stesso
quotidiano ammise che quella foto era stata tagliata e che
nell’originale si vedeva coi due bracci stesi salutando
l’atterraggio di un aereo, cosa che gli dà un senso completamente
differente.
Però è sempre più frequente la manipolazione si
realizzata mediante nuove tecniche digitali.
Così nella
copertina dell’ABC del 7/7/88 (pag. 72) si vede una foto delle feste
di San Fermìn dove numerose bandiere del Paìs Vasco portate dal
pubblico furono manipolate con il computer per convertirle in
bandiere in identificabili, ed appoggiare così il senso del titolo.
C) Immagini fuori contesto. In alcune occasioni si trovano
foto che non sono inventate né manipolate, però sono totalmente e
deliberatamente fuori contesto.
Un esempio celebre che
apparve in tutta la stampa mondiale durante la Guerra del Golfo è la
foto del cormorano moribondo macchiato di petrolio presentata dai
giornali come prova dei supposti versamenti di greggio che stava
realizzando il malvagio ed “eco-terrorista” Saddam Hussein per
ostacolare l’invasione “alleata”. In seguito si seppe non solo che
quasi tutti i versamenti in mare furono frutto dei bombardamenti
nordamericani di petroliere irachene, ma che inoltre la famosa foto
del cormorano era stata fatta anni addietro in un disastro ecologico
dopo l’affondamento di una petroliera nel Mar del Nord. In questo
caso, l’immagine era tanto deliberatamente fuori contesto che si può
considerare quasi come un esempio di immagine inventata per
l’occasione.
3 SELEZIONE DEGLI ARGOMENTI DI INFORMAZIONE
3.1 La non-informazione
a) Non-informazione assoluta
In tutti i paesi c’è una lista di “argomenti riservati”, e
come tali censurati e chiusi all’informazione in generale. In Spagna
fino a poco tempo fa la Guinea Equatoriale era inclusa in questa
lista. Sull’utilizzo di fondi riservati, non solo non si può
informare, ma nemmeno possono essere controllati dal Parlamento.
Questioni classificate come di Difesa Nazionale, attività e
documenti dei servizi segreti, ecc.
Logicamente, la serie di
argomenti soggetti ad una censura quasi totale non sono molti,
poiché lo Stato potrebbe essere facilmente accusato di mancanza di
democrazia. Come commentavamo nel caso della falsa informazione, ci
sono maniere più sottili per disinformare. Però i pochi argomenti
vietati all’informazione generale sono totalmente fuori da qualsiasi
controllo pubblico, poiché non viene mai ammessa l’esistenza di una
censura, e non risulta facile accorgersi di quali sono gli argomenti
la cui conoscenza ci è proibita per decisione politica.
b)
Non-informazione relativa
Oltre a questi argomenti
riservati, ci sono molti altri che, pur non essendo soggetti a
censura possono essere sicuramente inclusi in questo capitolo sulla
non informazione. Ci riferiamo a fatti o realtà sulle quali, anche
se a volte viene pubblicato qualcosa in merito (poiché, come già
detto, la loro censura totale risulterebbe grossolana e facilmente
criticabile), le notizie che ci arrivano sono così scarse ed
incomplete (il minimo perché non si possa dire che si stanno
occultando totalmente) che in nessun modo si può dire che ci stiano
informando realmente.
Il fenomeno della non informazione
relativa ha molte cose in comune a quello della sovrinformazione,
che analizzeremo più avanti. Nella stessa forma che l’offerta di
qualsiasi prodotto, per quanto sia inutile, se si è capaci di
diffonderlo, finisce per generare una richiesta e rimpiazzare quella
di altri prodotti più necessari, l’offerta informativa che riceviamo
finisce ugualmente per modellare la richiesta del “prodotto
informativo”, generando interesse per questioni che realmente sono
poco rilevanti o per niente, ed in cambio insensibilizzando ed
annullando ogni preoccupazione per altre che incidono in maniera
importante in uno o molti aspetti della nostra vita.
Per
esempio, molto probabilmente la gente ammetterà che i problemi
relazionati con l’alimentazione e la salute (qualità degli alimenti,
manipolazione genetica degli stessi, prezzo dei prodotti alimentari,
organizzazione del lavoro agricolo, i suoi costi e la
creazione/soppressione di posti di lavoro) sono molto più importanti
e vitali di ciò che riguarda l’industria cinematografica e la sua
propaganda. Senza dubbio l’attenzione che genera nei media una
consegna dei premi Oscar è infinitamente maggiore di quella creata
da una riunione in cui si decidono e si profilano i criteri ed i
controlli per la manipolazione genetica degli alimenti, la loro
produzione e distribuzione (es. nel vertice dell’Organizzazione
Mondiale per il Commercio, o WTO).
In questo squilibrio di
interessi avrà una motivazione l’ampia attenzione mesi prima della
consegna degli oscar di tutti i mezzi informativi e, al contrario,
lo scarso o nullo interesse che questi mezzi danno ai vertici delle
organizzazioni come il WTO, che sono presentate come riunioni di
tipo “tecnico” e per tanto abbastanza estranee ai cittadini
“normali”.
In ugual maniera, è molto maggiore l’attenzione
prestata (dai media, e di conseguenza dal pubblico) a qualsiasi
dettaglio, per piccolo che sia, della vita quotidiana di personaggi
famosi, che quella diretta alle inumane condizioni di vita che i
detenuti devono sopportare quotidianamente nelle carceri spagnole.
Dato che si finisce per assumere che “ciò che non si vede
sui giornali o in televisione non esiste”, l’assenza sistematica di
informazione su un tema, fa sì che non solo non si rivendichi il
diritto a conoscerlo, ma che nemmeno sentiamo la necessità di farlo
perché non siamo coscienti che esiste.
Segue una raccolta
(non esaustiva) di argomenti propri della non informazione, vale a
dire tradizionalmente “dimenticati” nonostante la loro importanza:
A scala nazionale:
- Fra gli argomenti importanti,
per la loro vicinanza ai nostri interessi ed alla nostra vita,
risalta tutto ciò che è relativo ai movimenti sociali. Associazioni
e collettivi che nascono precisamente per difendere e rivendicare le
questioni più vitali e vicine (associazioni di vicini, movimento dei
centri sociali, movimento femminista, collettivi per la difesa dei
diritti dei detenuti, contro le torture ed abusi di potere, ecc.)
difficilmente trovano uno spazio informativo, mentre riceviamo
ripetuta ed ampia informazione sulle questioni interne dei partiti
politici (che in teoria devono occuparsi di tutte queste questioni),
sui loro bisticci e problemi interni. - Situazione nelle
carceri. Caratteristiche della popolazione reclusa, condizioni, tipo
di misure disciplinarie. In Spagna perché fosse fatto un breve
riferimento a questa questione, nel febbraio del 2000 dovettero fare
lo sciopero della fame molti detenuti in celle di isolamento e varie
persone del Coordinamento di appoggio. Altri argomenti carcerari
sono ugualmente ignorati: condizioni di vita nei riformatori
giovanili, nei manicomi, in case di riposo… - Imbrogli
economici: in questioni economiche statali e municipali, non si
informa sui modi di aggiudicare opere e servizi, sulla distribuzione
(le entità beneficiarie) di sovvenzioni ed aiuti pubblici. Quando
per interessi politici si ventila qualche imbroglio in qualche
quotidiano le notizie e le critiche si centrano usualmente nella
politica coinvolta, non prestando quasi attenzione all’altro
accusato: generalmente qualche azienda o banca. Nemmeno vengono
diffusi troppo certi indulti concessi dal governo (generalmente per
reati chiamati “delitti da colletto bianco”, vale a dire: evasioni
massicce di imposte, grandi frodi, ecc.). - Commercio di armi,
esportazioni di armi (destinatari, benefici, ecc.), seguito delle
aziende belliche. - Destino finale degli aiuti per lo sviluppo,
aziende che intervengono, forma di assegnazione - E molti altri
argomenti che nemmeno sospettiamo…..
A scala internazionale:
- Situazione del mondo indigeno in America Latina.
(Guatemala, Chiapas, Brasile, Cile, ecc.) - L’Africa è un
continente totalmente dimenticato dall’informazione, eccetto quando
succedono grandi catastrofi naturali o selvagge guerre fratricide
(incomprensibili perché non gli viene data la contestualizzazione
adeguata). - Situazione dei diritti umani nei “paesi alleati”
alle grandi potenze occidentali (Turchia ed il conflitto kurdo, la
situazione della donna in Kuwait od in Arabia Saudita, complicità
del governo o dell’esercito nella sanguinosa repressione della
popolazione civile in Brasile, Colombia, Guatemala, Messico,
Algeria, Thailandia, ed un lungo eccetera.) - Le implicazioni di
governi, multinazionali e banche in alcuni dei commerci
internazionali più torbidi e fruttiferi: commercio di armi, droga,
ecc. - Politiche economiche imposte da certi organismi
internazionali (FMI, BM, GATT, OMC, G8, ecc.), soprattutto in ciò
che riguarda le conseguenze sociali ed umane delle loro decisioni.
Chi controlla questi organismi? Chi ed in funzione di quali criteri
decide le politiche da applicare?
3.2
“Informazione-fulmine”. Notizie che appaiono e scompaiono
È
un fenomeno comune nel panorama informativo la repentina apparizione
di numerose notizie relazionate con uno stesso argomento o con certi
fatti (anche se questi esistevano già molto tempo prima, e non erano
mai stati riportati come notizia). Durante un certo periodo di tempo
il pubblico è bombardato da tutti i media con notizie, reportage,
interviste, ecc. sopra un certo argomento, passando in primo piano
nell’attualità informativa. Quando all’improvviso inizia a diminuire
il flusso di notizie, arrivando a sparire completamente anche se la
situazione in causa non è ancora finita o non è ancora stata
risolta.
Si capisce che in molti casi questo fenomeno non è
casuale, ma risponde agli interessi del mezzo informativo o delle
fonti informative non rese pubbliche, spesso difficili da
verificare.
a) Apparizione
Come nel caso
dell’informazione falsa (vedi capitolo), nelle
“informazioni-fulmine” risulta spesso ugualmente complicato
distinguere se la causa della loro comparsa è direttamente
attribuibile allo stesso mezzo di comunicazione o procede dalle loro
fonti di informazione, che utilizzano il mezzo come diffusore. Come
sappiamo, le principali fonti di informazione dei media, a parte i
giornalisti, sono le agenzie di stampa internazionali (anche aziende
multinazionali) e i dipartimenti di stampa o di pubbliche relazioni
di istituzioni statali e delle grandi imprese (vedi capitolo Fonti
di informazione). Quando una istituzione o un’impresa è molto
interessata nel rendere pubblici certi fatti secondo il suo punto di
vista, gli basta nutrire i media con informazione di gran qualità ed
interesse perché questi abbiano un’eco.
b) Propagazione
La propagazione di “notizie fulmine” da parte di tutti i
media non sempre vuol dire che tutti abbiano gli identici interessi.
Spesso viene dato ciò che potremmo denominare “contagio
dell’attualità”, vale a dire: se uno o più media concedono molta
attenzione ad un fatto, riuscendo ad attrarre l’attenzione del
pubblico, il resto dei media dovranno informare ugualmente dello
stesso per non restare indietro e perdere la capacità di “offrire
attualità”. Per tanto la propagazione spesso si deve a ragioni
commerciali, di competitività informativa.
c) Scomparsa
Una volta che la diffusione massiccia di un fatto abbia
soddisfatto gli interessi occulti a cui si doveva la sua comparsa
(togliere prestigio o persino far cadere un governo, scatenamento di
una guerra, ecc.), l’informazione al rispetto suole sparire con la
stessa rapidità con la quale apparve, anche se la situazione o i
fatti ancora non si sono risolti. In altri casi la sparizione si
deve semplicemente ad un fenomeno di saturazione del pubblico, stufo
di ascoltare o leggere sempre la stessa informazione sopra la stessa
cosa. Così anche argomenti tremendamente drammatici (come la
violenza contro le donne, le mattanze in Algeria, gli incidenti di
lavoro), finiscono per banalizzarsi e si convertono in “una parte in
più del paesaggio informativo” quotidiano, e smettono di avere
rilevanza o interesse per il pubblico. In tal caso il media tende a
farle sparire (anche se la realtà sulla quale si informa non
sparisce), almeno per un periodo di tempo.
Esistono esempi
molto chiari di “informazioni fulmine”:
Quello del
terrorismo di stato dei GAL, ampiamente diffuso in principio dal
periodico El Mundo, ed in seguito per “contagio di attualità” dal
resto dei media, anni dopo del verificarsi dei fatti. L’origine di
questi improvvisi bombardamenti risponde ad interessi politici ed
impresariali, più o meno chiari, però per niente manifesti (i media
fingono sempre neutralità). El Mundo iniziò una feroce campagna di
accuse contro il governo “socialista” scatenando e dando eco alla
maggior parte dei casi di corruzione. Curiosamente dalla caduta del
governo del PSOE questo quotidiano ha dimenticato notevolmente il
caso GAL, che a stento ritorna di attualità nell’insieme dei media
(anche se restano molti processi da terminare).
Un altro
esempio è la dittatura di Suharto in Indonesia; appoggiata dagli
Stati Uniti e tremendamente sanguinosa, che continuava da anni ad
assassinare migliaia di oppositori politici (comunisti,
indipendentisti di Timor, ecc.) davanti al silenzio unanime e
complice dei media occidentali. Di improvviso, circa due anni fa,
iniziano ad apparire sulla stampa articoli e reportage denunciando
il carattere tirannico e mafioso del regime indonesiano. Mesi dopo
scoppiarono in Indonesia rivolte studentesche, ampiamente coperte
dei media, e seguite dalle “dimissioni” di Suharto. Subito dopo
essere stato sostituito da Habibi, uno dei suoi uomini di fiducia,
d’improvviso l’Indonesia torna a sparire dalle notizie di attualità.
Che è stato di Suharto? E delle proteste studentesche? Qual è la
politica del nuovo governo? E c’è stato qualche cambiamento
realmente democratico? In questo caso, possibilmente l’origine
dell’”informazione fulmine” si deve cercare nei governi occidentali
che controllano la situazione politica indonesiana (Stati Uniti o
Australia); o magari nelle compagnie petrolifere che controllano la
tremenda produzione di greggio di questo paese. Gli uni o gli altri
sono probabilmente i responsabili della rapida diffusione e della
brusca sparizione dell’informazione sull’Indonesia.
Come un
esempio significativo di repentina scomparsa interessata di
un’informazione risalta l’insieme di notizie sulla sollevazione
zapatista in Messico. La spettacolarità e novità della sollevazione
assicurò la sua massiccia diffusione all’inizio del 1994, però
l’attenzione dei media si ridusse improvvisamente in maniera
drastica in coincidenza con la visita del presidente messicano in
Spagna. Adesso, quando la repressione dell’esercito messicano è
forse maggiore, si parla appena degli zapatisti.
3.3 La
sovrinformazione
Nell’altro estremo della non-informazione o
carenza informativa di determinati temi troviamo il processo di
“sovrinformazione” di altri. Entrambi, come facce di una stessa
moneta, costituiscono una forma di disinformare. Numerosi esperti di
comunicazione, come Ignacio Ramonet, centrano gran parte delle loro
critiche ai media su questo fenomeno della sovrinformazione.
La sovrinformazione si manifesta in due forme differenti:
a) Sovrinformazione di alcuni aspetti di un argomento
informare in modo molto abbondante sopra certi aspetti di un
argomento è una forma di emarginare altri aspetti, speso più
importanti, polemici o chiarificatori. Non è che non si informi
sopra questi ultimi aspetti, ma gli viene dedicato così poco spazio
comparato a quello che si dedica agli altri aspetti che passano
praticamente inosservati agli occhi del pubblico in generale.
Allo stesso tempo si diffonde la sensazione di essere
esageratamente informati sopra un fatto, col il quale i media stanno
compiendo la loro funzione, quando in realtà ci forniscono aneddoti
ma scarseggiamo di chiavi per comprenderlo. Questo è il tipo di
sovrinformazione più comune.
Di solito si materializza con
una valanga ripetitiva di certe informazioni, dati ed immagini
(spesso seguendo una linea sensazionalista, di notizia-spettacolo)
senza entrare realmente nel fondo della questione.
Come
abbiamo commentato, paradossalmente l’eccesso di informazione su di
un tema suole produrre un effetto simile al non informare realmente
sullo stesso. Per iniziare, un gran volume di informazione costante
obbliga a leggere superficialmente, vale a dire, principalmente i
titoli ed alcun trafiletto. E come abbiamo visto nella sezione
dedicata a questi elementi, sono spesso i più manipolativi dentro
una notizia. Il lettore, non essendo capace di assimilare tanta
informazione, in gran parte deliberatamente superflua ed inutile,
termina per saturarsi dell’argomento trattato. Questo può portare a
che finisca per ignorarlo (se si oltrepassa una certa soglia di
sovrinformazione) o, più comunemente, che accetti senza nessuno
spirito critico la versione dei fatti con la quale lo bombardano.
Abbonda per esempio l’informazione sopra gli attentati
dell’ETA ed il loro intorno, e le dichiarazioni in merito di
personaggi pubblici, però si informa a mala pena sul contesto
politico e sociale nei Paesi Baschi, sulla storia recente del
nazionalismo basco o sulla strategia poliziesca repressiva.
Centinaia di pagine di giornale, di ore di televisione e di radio,
di dibattiti, discorsi ed articoli dedicati ogni giorno al conflitto
basco, e senza dubbio la maggior parte della gente ignora quasi
tutto sullo stesso. Quale miglior esempio di sovrinformazione
disinformativa?
Un altro esempio più concreto ed
illustrativo è estratto dal contesto della Guerra del Golfo: in una
inchiesta realizzata a Denver (Stati Uniti) nel febbraio del 91 (in
piena guerra) l’81 per cento degli interrogati era capace di
rispondere quanti missili Patriot avevano lanciato “gli alleati”
contro gli Scud iracheni il giorno anteriore, però solo il 2 per
cento sapeva che una delle principali ragioni per cui l’Iraq aveva
invaso il Kuwait alcuni mesi prima erano le manovre delle autorità
kuwaitiane per abbassare il prezzo del petrolio (esempio preso dal
libro”Occhio ai media!” di Michel Collon). La sovrinformazione si
basa spesso sull’informare molto (e superficialmente) sul “come?”
(nel caso anteriore, come si sta sviluppando la guerra) ed informare
appena sul “perché?” (perché si iniziò realmente questa guerra) e
sul contesto del fatto.
b) Sovrinformazione su temi banali
Alcuni argomenti aneddotici e banali sono oggetto di grande
attenzione da parte dei media, presentandoli come di grande
importanza. L’effetto è quello di distrarre l’attenzione pubblica da
altri fatti e realtà molto più importanti per la vita delle persone
e della società. Si distoglie l’attenzione da questi argomenti e si
dirige verso altri meno conflittuali, in ogni caso meno
compromettenti per i poteri dominanti: matrimoni reali, calcio,
scandali amorosi del tipo del caso Lewinsky o sulla vita e morte di
Lady D, ecc. con l’auge della telespazzatura (programmi rosa,
Reality-show, ecc.) questi argomenti banali ed aneddotici hanno
guadagnato un protagonismo insolito, invadendo anche le copertine
dei giornali e gli spazi televisivi di informazione generale.
Col tema della sovrinformazione ha molto a che vedere la
tremenda concentrazione mediatica attuale, vale a dire che sempre
più mezzi di comunicazione stanno in mano a sempre meno persone.
Così una azienda multimediatica è capace di diffondere uno stesso
fatto, o una stessa versione dello stesso, da una grande diversità
di mezzi di comunicazione, dando vita per conto suo ad una autentica
campagna di sovrinformazione interessata. Come già affermava uno dei
primi teorici (e pratici) della comunicazione sociale, Göbbels
(responsabile della propaganda nazista nella dittatura di Hitler):
“La più grande bugia ripetuta cento volte si trasforma in una grande
verità”. La ripetizione asfissiante di una informazione genera
credibilità, ed ancor più se si realizza da una grande quantità e
varietà di media. Quindi il recettore tende a credere ad una
versione dei fatti, o a dar maggiore importanza ad un argomento
banale, quanto più numerosi e diversi siano gli informatori che
coincidono nel dare la stessa versione, ignorando che in realtà
tutti possono appartenere alla stessa azienda.
Per esempio,
il gruppo mediatico spagnolo Prisa può attualmente diffondere un
fatto od una versione dello stesso simultaneamente mediante le
notizie dei quotidiani El Paìs e Cinco Dìas, le radio Cadena SER e
Antena 3Radio ed il canale TV Canal Plus; mediante studi
dell’agenzia di statistica Demoscopia e mediante monografici dei
suoi editoriali Alfaguara, Aguilar, Santillana e Taurus. Poi la
sovrinformazione può estendersi ad altri gruppi mediatici mediante
il “contagio di attualità”.
Il fenomeno della
sovrinformazione può rispondere a varie cause, a seconda dei casi e
delle circostanze. Spesso la sovrinformazione di un tema banale o
degli aspetti banali di un argomento risponde ad interessi politici,
che hanno la loro origine nei gruppi di potere e di pressione e che
contano con la collaborazione attiva dei mezzi di comunicazione. Non
ci dimentichiamo che questi sono imprese spesso controllate da
entità bancarie od altre multinazionali strettamente relazionate con
i circoli del potere.
A questi interessi politici di solito
si sommano gli interessi commerciali, di modo che spesso risulta
complicato distinguere le cause reali di una campagna di
sovrinformazione. Per esempio, la diffusione di fatti banali però
propizi al sensazionalismo ed alla morbosità (che includano sesso,
violenza, gente famosa, ecc.) ottiene sempre un notevole aumento
degli ascolti o dell’acquisto della stampa. D’altra parte, la dura
competizione commerciale fra aziende medianiche suole portare al
“contagio di attualità”, vale a dire che se un’azienda riesce a
rendere di attualità un argomento, il resto delle aziende in
competizione dovrà ugualmente considerarlo, per non perdere ascolti.
In questo modo, il bombardamento informativo che ci propina un
gruppo aziendale si moltiplica quando la diretta concorrenza “segue
la corrente per non rimanere indietro”.
Anche se ogni
impresa da una versione propria dei fatti, d’accordo coi suoi
interessi (ma a volte possono coincidere anche questi), in ogni caso
tutti i media parlano costantemente delle stesse cose. I fatti sono
ormai rabbiosa attualità, e la sovrinformazione è servita.
Un buon esempio di come dietro una stessa notizia ci possano
essere tanto interessi politici come commerciali fu il Caso
Lewinsky: le relazioni sessuali adultere di un Presidente di Governo
(sesso, personaggio famoso) sono diffuse per ragioni politiche (da
parte dell’opposizione Repubblicana, per infangarne l’immagine) con
tale intensità che persino i media alleati (pro-Democratici) si
vedono obbligati a trattare il tema (contagio di attualità). Nello
stato spagnolo, senza dubbio, la tremenda diffusione di un caso che
riguarda principalmente la politica interna americana non si spiega
tanto con gli interessi politici, quanto con quelli commerciali:
dovuto all’alto contenuto morboso del fatto.
Un altro caso
più vicino fu quello di tre ragazze sequestrate, violentate ed
assassinate ad Alcàsser verso la fine del 1992. un fatto senza
dubbio terribile, però non molto più di altre migliaia che ogni anno
succedono in Spagna e che non raggiungono una grande diffusione. Il
triplice crimine di Alcàsser fu senza dubbio così intensamente
diffuso e sfruttato dai media, che in solo una settimana il fenomeno
raggiunse quote di allarme sociale. Il fatto si produsse proprio
quando i Reality Shows iniziavano a guadagnare grande popolarità
nella televisione spagnola, per cui l’origine di questa quasi
isterica campagna di sovrinformazione fu basicamente commerciale:
questo tipo di programmi trovò in un caso così morboso (violenza e
sesso) il suo “battesimo del fuoco” col quale raggiunsero una quota
di ascolti impressionante.
Però subito dopo il fatto fu
ripreso dagli spazi di informazione generale (stampa quotidiana e
telegiornali), in uno spiegamento di “giallismo” giornalistico senza
precedenti. Possibilmente per ragioni commerciali: per sfruttare al
massimo l’audience che i Reality-Shows erano riusciti a generare.
Però anche per ragioni politiche, poiché l’allarme sociale fu tale
che il governo del PSOE, con in testa il Ministro degli Interni
Corcuera, ne approfittò per agire contro la magistratura
(accusandola di essere troppo permissiva con i criminali) ed
introdurre, con l’appoggio di un’opinione pubblica molto
sensibilizzata, modificazioni che indurirono la politica di permessi
penitenziari del nuovo codice penale in progetto.
Anche se
secondo molti giudici tali modificazioni (che appoggiavano la linea
di Corcuera e della sua criticata Legge di Sicurezza Cittadina:
“Legge Corcuera”) violavano lo Stato di Diritto, il PSOE si appoggiò
sull’”allarme sociale” per introdurle.
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