Postato da jailmaster
il Lunedì, 12 luglio @ 13:32:48 CEST
Come sta cambiando, senza rumore, la
struttura del sistema carcerario Nuove carceri in
leasing, patrimonio storico ceduto e un piano
straordinario di edilizia penitenziaria a misura di
Lega. Nuove carceri a Varese, Pordenone e
Milano. E il carcere di Pordenone costa oggi in leasing
il triplo di quanto previsto. Il ministro della
giustizia Castelli è il promotore di una «riforma» a
base di fatti compiuti: serve ad allargare il business
degli amici costruttori e ad accarezzare la voglia di
sbarre degli elettori di destra del nord. Con i nuovi
sistemi di leasing, scopiazzati dagli Usa, lo stato
spenderà di più, la sicurezza sarà inferiore e i
detenuti staranno peggio.
Una nuova e
particolare forma di privatizzazione si profila in un
settore sino ad ora completamente pubblico, quello degli
istituti di pena. La situazione in cui versa il sistema
penitenziario italiano è assai grave e in rapida
evoluzione. Nel 1990 i detenuti erano circa 25.000, oggi
sfiorano la soglia dei 60.000 - la cultura della
tolleranza zero ha prodotto in questi anni i suoi
frutti, riempiendo gli istituti di immigrati e
tossicodipendenti. La capienza, una stima che il
ministero cambia di volta in volta in base a criteri
misteriosi, era di 36.000 posti nel 2001, è di 42.000
nel 2002. Il programma ordinario non dovrebbe andare
oltre la creazione di 6000 nuovi posti a breve-medio
termine. Da sempre molti giuristi insistono sulla
necessità di una riscrittura del codice penale,
sull'urgenza di una depenalizzazione, opzione cui
persino la Lega, almeno per i reati di opinione, tempi
addietro si era mostrata favorevole. Poi evidentemente
si è compreso che la costruzione di nuove carceri, con
gli strumenti della finanza creativa, non è meno
conveniente degli anni passati, in cui i vincoli di
bilancio si violavano senza tanta fantasia. Anzi. Un bel
carcere fa contenti gli amici costruttori e la gente si
sente più sicura. E così il piano straordinario di
edilizia penitenziaria, che è anche un buon motivo di
campagna elettorale in terre amiche, prevede come
obiettivo prioritario la Lombardia e il Friuli Venezia
Giulia...
Piano straordinario
Il
piano straordinario prevede infatti la costruzione di
nuovi istituti di pena a Varese (43 milioni di euro) e a
Pordenone (32 milioni), più la ristrutturazione di
Milano Bollate (17 milioni di euro) con lo strumento
della locazione finanziaria, meglio noto col nome
inglese, leasing. Un modo elegante per dire che lo stato
prenderà in fitto le prigioni da un privato, per poi
riscattarle al termine del contratto. Ma cosa si
nasconde dietro questo insolito modello di economia
della pena?
Per sapere dove ci porta il futuro
bisogna, come sempre, dare uno sguardo al passato.
Nonostante le gravi condizioni in cui versa la maggior
parte degli istituti di pena italiani, nel nostro paese
la spesa per l'edilizia penitenziaria non è mancata.
Tutt'altro. Nel corso di 30 anni, dal primo piano
ordinario di edilizia penitenziaria del 1971 alla legge
finanziaria del 2000, sono stati investiti circa 5.600
miliardi di lire. Ultimo in ordine di tempo, lo
stanziamento complessivo di 800 miliardi di lire, ultimo
atto del centrosinistra prima del governo
Berlusconi.
Di queste somme, investite in base a
priorità modificate con diverse varianti, rimane oggi
ben poco. Rimangono circa 330 milioni di euro già
impegnati e un passato di scandali, tangenti e
corruzione, in qualche caso messi in luce dalla
magistratura. Una gestione disinvolta sul piano
finanziario che spesso, per ammissione della stessa
amministrazione penitenziaria, rende difficile seguire
le tracce contabili delle risorse, impegnate in un
capitolo e poi spese per altre voci. Gli ultimi fondi
disponibili, in via ordinaria, serviranno a completare i
lavori di ristrutturazione in 10 istituti (in tutta
Italia ve ne sono 230) e a costruirne altri 9. Poi
basta, a meno che non si proceda a nuovi
stanziamenti.
Un carcere nella città
natia
L'ultimo istituto di pena, inaugurato
appena qualche settimana fa dal ministro della giustizia
Roberto Castelli, nel proprio collegio elettorale e
nella propria città natia, Lecco, è uno dei frutti di
quel residuo di risorse lasciato dal centrosinistra.
Dopo, a leggere i bilanci, solo lacrime e sangue. Eppure
il ministro Castelli non appare affatto scoraggiato e
annuncia la costruzione di nuove carceri, a cominciare
da Varese e Pordenone, annunciando il ricorso alla
«finanza creativa». E' questo infatti l'elemento più
importante in un piano straordinario che si limita alla
costruzione di due soli nuovi istituti e alla
ristrutturazione di Milano Bollate. Per la prima volta
si ricorre a una nuova forma di finanziamento che
modifica il rapporto pubblico-privato e apre la strada
ad un futuro di privatizzazioni.
Nel caso in
questione si farà ricorso alla locazione finanziaria o
leasing. Il leasing prevede il pagamento di un canone
mensile e l'opzione di acquisto finale del bene. Anche
questa opzione è purtroppo un lascito maldestro del
centrosinistra. La finanziaria del 2000 (la 388/2000) ha
introdotto la possibilità che l'amministrazione
penitenziaria, per l'acquisizione di nuovi istituti di
pena, faccia uso della locazione finanziaria, e della
finanza di progetto. Ipotesi che di fatto inseriscono il
capitale privato nella gestione e nella valorizzazione
dell'investimento pubblico. La finanza di progetto, o
project financing, prevede infatti che il privato
partecipi insieme al capitale pubblico alla
realizzazione di un opera di interesse collettivo. In
cambio ne manterrà la gestione per tutti gli anni
necessari a recuperare i capitali investiti e i relativi
interessi.
Modello Tremonti
Le idee
insomma erano lì e al buon Castelli non è rimasto altro
che metterle in pratica, inserendo la questione
dell'edilizia penitenziaria nella più generale
dismissione del patrimonio pubblico, ideata dal ministro
Giulio Tremonti e gestita attraverso la Patrimonio
spa.
Come infatti ricordava Franco Corleone in un
recente articolo, questo processo di privatizzazione
passa attraverso la Dike spa.
Nel maggio del 2003
il consiglio di amministrazione della Patrimonio Spa, la
società controllata dal ministero del tesoro nata allo
scopo di gestire il processo di dismissione del
patrimonio pubblico, deliberava la costituzione di una
nuova società per la realizzazione dei piani di edilizia
penitenziaria. Dopo appena due mesi, il ministro della
giustizia presentava alla stampa la Dike Aedifica spa,
società «per la realizzazione dei programmi di edilizia
carceraria» controllata, appunto, dalla Patrimonio spa.
A presiederla è stato chiamato il professore Adriano De
Maio, rettore dell'Università Luiss. Il consiglio
d'amministrazione è formato dai rappresentanti dei
ministeri della giustizia e dell'economia e della stessa
Patrimonio spa.
Tra tutte spicca, in quanto
brillante sintesi dei nuovi indirizzi governativi, la
nomina a consigliere delegato di Vico Valassi, già
presidente dell'Associazione nazionale costruttori edili
(Ance). Lo scopo della società, recita lo scarno
comunicato ufficiale, è «di contribuire allo sviluppo
del sistema carcerario utilizzando l'edilizia
penitenziaria storica quale leva di finanziamento per le
infrastrutture carcerarie moderne, riducendo così anche
gli oneri a carico della finanza pubblica». E non c'è
dubbio che l'ex presidente dell'Ance sia l'uomo
giusto.
Patrimonio in svendita
In
questa frase sta tutto il senso dell'operazione. Lo
stato venderà il proprio patrimonio immobiliare (e
relativi terreni edificabili), per affittare (e poi
forse poi rilevare un giorno) nuovi istituti di pena. La
Dike infatti conferirà alla Patrimonio circa ottanta
istituti di pena. Compito della Patrimonio sarà quello
di venderli per finanziare l'affitto dei nuovi istituti,
i cui appalti saranno determinati dalla Dike. Al momento
sono undici (Casale Monferrato, Novi Ligure, Mondovì,
Elusone, Ferrara, Frosinone, Avigliano, Velletri,
Pinerolo, Susa e Verona) gli istituti che la Dike ha già
conferito alla Patrimonio. Gli altri, a quanto risulta
già individuati dal ministero della giustizia, saranno
ceduti dopo aver sentito il parere del ministero dei
beni culturali e degli enti locali coinvolti.
Al
momento la prima stima attendibile di questa fase è di
circa 530 milioni di euro: la somma che la Patrimonio
Spa ha ottenuto dalla Cassa depositi e prestiti per la
realizzazione dei nuovi progetti di edilizia
penitenziaria.
Poche ma fondate le critiche delle
opposizioni. Si legge nell'interrogazione parlamentare
presentata alla camera il 31 luglio 2003 dai deputati
Giuseppe Fioroni e Giuseppe Fanfani che «a tutt'oggi si
rileva una sostanziale assenza di controlli sulle scelte
che tale società andrà a compiere e che non è
contemplato alcun obbligo di relazionare alle
Commissioni parlamentari competenti, né viene previsto
un organismo di indirizzo e verifica dell'attività della
società, mentre, essendo società privata a totale
capitale pubblico e operante sui beni pubblici, essa
dovrebbe dare conto del suo operato, con particolare
riguardo alla gestione, valorizzazione ed eventuale
alienazione del patrimonio demaniale».
Al senato,
in commissione giustizia, analoghe critiche sono state
mosse da Nando Dalla Chiesa, di fronte ad un
imperturbabile ministro Castelli che si trincera dietro
i vincoli di bilancio e la ragioni
dell'efficienza.
Leasing oneroso
Ma
le argomentazioni del ministro non sembrano fondate.
Lungi dall'essere uno strumento conveniente il leasing è
molto più oneroso della semplice acquisizione di un bene
immobile o della contrazione di un normale mutuo. Il
vantaggio infatti è tutto sul piano finanziario. Il
leasing consente di iscrivere in conto corrente, spese
che altrimenti andrebbero iscritti in conto capitale,
simulando così minori uscite.
Non è affatto uno
strumento che migliora l'efficienza, e non diminuisce i
costi. Lo sanno benissimo quelle centinaia di migliaia
di persone che ogni anno acquistano la propria casa con
un mutuo e non in leasing. Se non ci credete basta dare
un'occhiata ai numeri. Il carcere di Pordenone, previsto
dal ministro nel piano straordinario, era stato
inizialmente pensato con il finanziamento ordinario e il
costo stimato era di 20 miliardi di lire. Nel 2003 il
ministero ci ripensa e decide di inaugurare la stagione
del leasing. La stima prevista è adesso di 32,5 milioni
di euro, circa tre volte tanto, per un carcere dalla
capienza di un centinaio di detenuti. Non sembra un buon
affare, almeno per lo stato.
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