|
Freaks
(1932)
Tod Browning. Dopo aver
girato per anni con il circo, Browning è
assistente di Griffith sul set di Intolerance
(1916). Lavora con il grande Lon Chaney, suo
attore feticcio, prima di portare sullo schermo
la più celebre versione di Dracula nel 1931, con
Bela Lugosi. Dopo Freaks, girerà ancora soltanto
pochi altri film, come La Bambola del Diavolo
(1936). Regista della deformità e della
diversità, definito "l'Edgar A. Poe del cinema",
sarà per lungo tempo considerato un "maledetto"
prima di venire riabilitato negli ultimissimi
anni dalla critica internazionale in virtù della
sua tecnica perfetta, della visionarietà e di
un'umanità fuori dal comune.
Freaks fu l'episodio che quasi
costò la carriera a Tod Browning. La trama, di
per sé piuttosto melodrammatica, è l'ennesimo
triangolo amoroso con vendetta finale. Ma
l'elemento originale è l'ambientazione, dato che
il film si svolge tra i baracconi del circo in
cui vivono i famigerati freaks, i mostri di
natura, mongoloidi e uomini senza gambe, gemelle
siamesi e uomini-torso, nani e uomini deformi.
Per il film Browning utilizzò dei veri freaks
(che in seguito divennero oltremodo famosi),
cosa che turbò non poco i dirigenti degli
studios: nessuno era (ed è) abituato alla vista
di tali strane creature, così il film venne
immediatamente censurato e ritirato dalle sale,
e si dovettero aspettare anni per poterlo
finalmente vedere anche da noi.
Freaks è molto più che un
thriller, dato che tocca i temi dell'umanità e
del mostruoso, della fiducia e del tradimento.
Hans il nano, già fidanzato con la nana Frieda,
si innamora di Cleopatra, la trapezista.
Quest'ultima accetta di sposarlo solo per
interesse (una coppia insopportabilmente
edipica), mentre in realtà è innamorata di
Hercules e si fa beffe del nano alle sue spalle.
Quando Hans se ne renderà conto, scatterà la
terribile vendetta dell'intero gruppo di freaks,
dato che secondo il codice dei fenomeni da
baraccone chi fa uno sgarbo a uno di loro lo fa
anche a tutti gli altri.
Il film si gioca
tutto sul disgusto iniziale dello spettatore nei
confronti della deformità dei protagonisti,
disgusto che va man mano affievolendosi grazie
all'infinito amore di Browning per gli stessi
freaks, la cui realtà aveva potuto conoscere a
fondo nei molti anni passati a lavorare nel
circo: egli infatti li dipinge con commovente
umanità, fino a rendere chiaro che gli unici
mostri sono gli uomini "normali", che agiscono
meschinamente, malvagiamente e mossi da
interessi materiali.
I personaggi deformi di Tod
Browning sono veri, allegri, orgogliosi perfino.
E, si sa, finché una persona "menomata" ritiene
orribile la sua stessa condizione, può essere
accettata (poveretta!); ma quando va fiera della
sua diversità, è uno scandalo e una minaccia.
Per questo il film colpisce ancora più a fondo,
tocca ferite ancora aperte, nonostante oggi i
freakshow non esistano più. Il codice d'onore
dei freaks è l'indice della loro moralità, una
moralità al di fuori della legge, da veri
outsider. E la sequenza della tempesta, con i
mostri che strisciano nel fango impugnando armi
e coltelli è un incubo difficilmente
dimenticabile.
La nana Frieda tenta di
far aprire gli occhi ad Hans (che immagina di
essere ricambiato da Cleopatra): "Tu per me sei
un uomo, per lei sei soltanto un giocattolo".
Senza dubbio il disagio che Freaks ha causato
all'epoca, e causa ancora, è in gran parte
dovuto a un nostro sentimento di inadeguatezza,
nello scoprire che in un corpo deforme può
essere rinchiuso un animo più nobile e più umano
del nostro.
|