La ruota che gira non ha dove andare ma sono in tanti ad aspettare.
Un salto nel buio ad ogni fermata, si gioca la vita e il motore riparte.
Per quanti si sono persi tra le stelle e il potere canto un blues della società
poi mi lascio andare, per finire sotto il cuore, e attraverso i sentieri del coraggio
...se ritorno ti racconto il sapore e il fine del viaggio...
per adesso ti dirò di come ogni mattina mi svegli come se fosse la prima
da questa finestra aperta sull'essere.
Buongiorno, in braccio a rabbia e innocenza.
È da un bel po' di tempo che, quando passo sul ponte del Ticino tra la Lombardia
e il Piemonte, mi scorre davanti agli occhi un sogno ad occhi aperti:
chiudere il petrolchimico, farlo sparire dal territorio del Parco.
Se ci capiti di notte, la visione della raffineria è uno spettacolo, nel suo genere:
una Las Vegas da inferno dantesco, una base spaziale di un mondo in fiamme
da cui stanno partendo decine di astronavi per sfuggire alla catastrofe imminente.
Ho portato il mio fantastico quartier generale all'hotel Due Sovrani, all'ultimo piano,
con vista panoramica sugli enormi serbatoi.
Prezzi popolari. Il servizio in camera non è previsto, ma meglio così.
Per ovvie ragioni non ho l'occasione di esercitare a tempo pieno la missione
di salvare il mondo, almeno quella parte di mondo che respira con me;
bene o male mi devo guadagnare da vivere e il mio è un lavoro sociale,
dietro lo sportello o a battere al terminale.
Oggi sono libero e ritorno a cospirare.
Un mastodontico autoarticolato con targa olandese ingombra la strada,
proprio davanti a una piazzola dove è rimasto l'unico spazio libero per parcheggiare.
Fermo la macchina a cavallo del marciapiede e scendo per cercare l'autista.
Per fortuna lo trovo seduto nella cabina di guida.
Intravedo capelli biondograno a caschetto, braccio appoggiato al finestrino aperto...e che braccio!
Col fratello gemello una coppia di giganti scolpiti.
La fantasia dice: tipo nordico.
Mi faccio forte di una certa conoscenza dell'inglese per vedere di superare la barriera della comunicazione
(chi non parla inglese oltralpe?), e costruisco in bella forma una breve richiesta per chiedere cortesemente il passaggio.
L'autista si volta e mi guarda. Ora realizzo che è una donna!
Con occhi spiritosi e senza retorica risponde in perfetto italiano:
- Puoi anche evitare tutta questa fatica... parla nella tua lingua...
se aspetti un attimo ti faccio passare. -
Alza una lattina di birra e se ne serve un bravo sorso poi a mani libere fa la sua manovra.
Muscoli in azione.
Divertito per la scena entro al bar e saluto il principale dei Due Sovrani.
Il padrone non fa mai domande indiscrete e credo di essergli simpatico.
A quest'ora di un giorno ancora in preparazione, stava fumando la sua terza sigaretta,
per cacciare la nausea del risveglio.
- È sempre così - dice lui - e la televisione tenuta di sottofondo per sintonizzarsi
pian piano col mondo...è meglio della radio per organizzare le idee perché assieme alle parole
scorrono anche le figure. -
L'amabile camionista si era accomodata ad un tavolo e stava gustando il suo caffè.
Scrutava il liquido denso forse pensando al destino.
- Buono - commenta.
Lontana da casa, ma questo è il suo lavoro, viaggia con un grosso cane
per compagnia e guardia del corpo.
È lei che rompe il ghiaccio e con l'occasione mi indica l'amico animale:
- Guarda come è bene educato! Gli allungo un orologio e non lo prende... -
e io di rimando:
- Prova con una bistecca e vedrai se non la prende! -
Siamo in tre a ridere di buon umore.
Ci presentiamo io e Margi.
Lei ha ancora qualche ora libera perché il camion è in carico
per il prossimo viaggio così le propongo un giro in macchina.
Sulla statale il solito traffico lento negli intestini congestionati di una società ricca e sprecona.
- Guidi solo per raggiungere un luogo e consumare, questo non è viaggiare."
La sua voce mi arriva sopra il rumore del vento.
- Se posso darti un consiglio, devi aprire bene gli occhi allargando il tuo campo visivo ai lati,
guardando davanti a te, senza fissarti su nulla in particolare, perché tutto è importante,
e intanto scegli il filo da seguire. Per me è così anche nella vita. -
Tutto ciò mi darà da pensare.
Perché a volte io sento la sciolina sotto le ruote.
Voglio imporre il mio ritmo, normalmente veloce e a strappi...è questo che mi perde.
Confesso.
- Quando penso che devo arrivare il più presto possibile e quelli che ho davanti non sono pronti e scattanti
il sangue sembra ribollire nelle mie vene, poi si appesantisce nel corpo.
Chi mi sorpassa, e non è il momento, con traiettorie assassine... -
La sento pronta a darmi un'altra lezione e mi zittisco; certo viene dalla sua esperienza.
- Se trovi uno di quelli non è che sia meglio di te.
Di solito è un atteggiamento di ignoranza, non conosce i limiti della materia.
Tu devi essere giusto per dargli la possibilità di arrivare al tuo pari -
Da una siepe sul lato destro del nastro d'asfalto si leva in volo un'ombra sopra la nostra prospettiva.
- Guarda! Una gazza ladra! - Sono stato il più veloce a notarla.
- Ha qualcosa che luccica nel becco? -
Stiamo passando sotto un cavalcavia.
In bella mostra uno striscione che raffigura due anelli incatenati ci informa che due tipi si sono sposati oggi.
Le allegre brigate confetto colpiscono ancora.
Noto che la mia compagna di viaggio ha un tatuaggio sul braccio destro,
uno stemma con tre case, ma non mi vuole raccontare a cosa è dovuto.
Bisogna avere un motivo particolare per farsi questi disegni.
Io mi stancherei il mattino seguente di portare sulla pelle un indelebile segno di riconoscimento.
Stiamo andando al fiume per farci purificare dalla corrente che scorre.
Così ci troviamo a guardare i sassi sulla riva e nell'acqua.
I sassi nell'acqua vicino alla riva cambiano faccia quando sopra passa un'onda,
gli altri si nascondono in mezzo al fiume.
Dei bambini prendono i sassi sulla riva e portano a casa quelli rotondi e quelli d'oro e quelli d'argento
e quelli blu e quelli piatti li fanno saltare nell'acqua che poi spariscono.
Gli altri restano dov'erano fino alla prossima volta.
Per la camionista dagli occhi azzurri è già ora di tornare.
Mi avvio sulla strada sterrata che passa, con una strettoia, sotto un'arcata del ponte napoleonico
e la presenza a pochi metri della sagoma gigantesca del petrolchimico mi sembra sempre di più
una preoccupante minaccia e una ferita aperta.
Il sentiero sale dolcemente e in cielo una tartaruga marina gigantesca sta rincorrendo un cane.
Chiedo tempo a Margi e mi fermo a guardare:
è chiaro che fra pochi minuti lo raggiungerà.
La tartaruga ha troppi vantaggi nuotando nel suo ambiente, un oceano di nuvole.
La loro traiettoria ora forma una curva e, per l'elevata velocità, la testuggine si disintegra
in un vapore di nebbia.
Ho deciso!
Voglio chiudere il petrolchimico e sopra costruirci un aeroporto per alianti.
continua 1