Lunedì 2 agosto il prezzo del petrolio più pregiato, il light crude, ha sfiorato i
44 dollari
il barile sul mercato a termine di
New York (NYMEX, cioé New York Mercantile Exchange).
Il Brent ha raggiunto lo stesso giorno i massimi in 13 anni.
Come lo Strategic Alert ha spiegato in precedenza,
la tendenza al rialzo dei prezzi petroliferi nel contesto
di alti e bassi vertiginosi dei mercati
non è dovuta ai meccanismi di domanda ed offerta, ma alla speculazione
che imperversa sui mercati a termine, che sono il NYMEX e l'International Petroleum Exchange di Londra (IPE).
Questi mercati non trattano petrolio reale, ma solo "petrolio di carta".
Nel 99,9% di tutti i contratti a termine stipulati al NYMEX,
nessuna delle due controparti consegna o riceve
petrolio reale. Queste transazioni, però, influiscono enormemente sull'andamento dei mercati. La IPE ha reso
noto da poco che i contratti derivati sul Brent Crude quest'anno hanno raggiunto un volume che non ha precedenti: il
14 maggio i contratti derivati aperti riguardavano un volume di 3375 milioni di barili. Questo equivale a
cinque
volte il totale dell'estrazione petrolifera giornaliera mondiale.
Per l'IPE sono disponibili solo le cifre del 12 febbraio, da cui risulta che i future sul brent crude avevano raggiunto
i 179 milioni di barili, più del doppio del totale mondiale.
Un aspetto curioso della questione è che
mentre il "brent di carta" raggiunge volumi sempre maggiori, le consegne
effettive di brent reale sono in netta diminuzione.
All'inizio degli anni Novanta, la produzione giornaliera di brent ammontava a 700 mila barili al giorno, ma nel 2003
era scesa a 327 mila. Se presumiamo che il brent oggi effettivamente estratto sia di circa 300 mila barili al giorno,
il "brent di carta" annunciato il 14 maggio supera quello realmente prodotto di 1250 volte. Sebbene il vero Brent
rappresenti meno dello 0,4% della produzione mondiale, il suo prezzo determina quello del 60% di tutta la
produzione petrolifera mondiale." (EIR Strategic Alert n.24).
Non solo.
Molti paesi arabi non stanno rispettando le quote OPEC. L'Algeria ad esempio: per tutto il 2003 e il
primo semestre 2004 ha avuto una produzione di 1,4 milioni di barili/giorno, mentre la
quota OPEC è di
782.000 barili/giorno,
costantemente superata dall'Algeria.
Quasi tutti i paesi si comportano allo stesso modo.
I 3.500 barili di petrolio dell'Irak - quelli che mancano dal mercato - già da più di un anno
li
stanno producendo gli altri.
DUNQUE LA CRISI DEL PETROLIO È un "IMBROGLIO".
Come nel 1973
il petrolio viene usato dagli USA per regolare il mercato mondiale, creando inflazione nei
paesi più dipendenti dal petrolio, come Europa e Giappone, ma in parte anche Cina, e ridistribuendo ricchezza agli alleati
petroliferi, primo fra tutti l'Arabia Saudita.
Un imbroglio redditizio per tutti, e quindi una "verità economica".
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Leggi la prima parte
IL GREGGIO DI CARTA
Leggi la seconda parte
LA FUGA DEL PETROLIO