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Latta continua... Sulla Bandiera

Dal fantastico quartier generale l'avventura continua e si annunciano nuovi episodi sempre più vicini ai giorni nostri

L'orologio del mio fantastico quartier generale segna la mezzanotte passata da dieci minuti.
A basso volume, per non disturbare, il nastro registrato scandisce: "... aspettando sono anni. Nel frattempo si può morire o l'ispirazione si può inaridire, il che non è la stessa cosa.
La differenza è la mormalità dove tutto scorre... "
Sono di passaggio qui all'ultimo piano, il tempo necessario per lasciare del nuovo materiale.

Ieri sera all'Ideal di Magenta ci siamo trovati in sei per organizzare il comitato per il sì al referendum dell'articolo 18.
All'ultimo momento qualcuno non è potuto venire ma tra i presenti si sono trovati i nomi dei promotori necessari per partire col piede giusto anche dal punto di vista legale e d'immagine.

In un cassetto del mio fantastico archivio infilo la bozza del nuovo volantino da preparare per mercoledì prossimo.

Non voglio fare tardi. Scendo le scale per tornare a casa.
Faccio scivolare lo sguardo sulla luna che si abbassa dietro ai serbatoi panciuti.
Nel piazzale, due strani tipi stanno rigirando e passandosi ammirati uno spadone ma non capisco cosa dicono. Cerco di stare alla larga.
Sulla strada, per un tratto fa buio pesto. Il cielo è stupefacente per la durezza che presenta nella sua profondità.
Ora alla luce dei fari abbaglianti gli angoli delle strade disegnano geometrie segrete, i tetti delle case si confondono e si perdono nell'oscurità.
Probabilmente non l'ho visto così dai tempi della cometa del '97.
Ricordo in un lampo.

Quella notte il vento era molto forte e il suo urlo mi teneva sveglio.
Non so quante volte ho cercato di chiudere gli occhi nella speranza di trovare il sonno al buio ma un dubbio, il mio corpo elettrico e la mente lucida prendevano il comando.
Il tempo si stava producendo in una eccezionale manifestazione stagionale: i mesi di febbraio e marzo furono infatti i più ventosi e quindi i più limpidi che si ricordasse, da un secolo a questa parte.
Non era questo un insperato aiuto della fortuna nel momento del passaggio della cometa?
L'avvistamento, in quella fase, era possibile solo prima dell'alba ma il mio non è un lavoro notturno che mi possa rendere facile unire l'utile al piacevole!
E allora colgo l'occasione: l'intervento di una forza naturale che vince ogni ostacolo.
Salto fuori dal letto alle quattro di notte per una nuova avventura.
Le coordinate celesti, a disposizione degli amanti della meraviglia grazie alla gentile opera di informazione di radio popolare, mi guidano e da un cavalcavia cerco la strada fra le stelle.
Le luci del vicino ipermercato non mi danno certo una mano ma ci vuole altro per farmi desistere.
Con calma guardo verso quel posto della notte dove spero di trovare "lei".
Credo di essere a buon punto e misuro l'altezza sull'orizzonte nella costellazione del cigno. Dovrebbe essere quella... ma non c'è traccia della scia luminosa che la rende unica.
In ogni caso mi voglio portare al lato opposto della città per controllare se, nel frattempo, l'astro che avevo individuato come Haleboop si fosse spostato, e trovare conferma alla mia supposizione.
Salgo in auto e, per avere un po' di compagnia nel viaggio, accendo lo stereo. Nella nebulosa delle stazioni notturne cerco una musica adatta per il momento e mi sintonizzo.
Una canzone piacevole di sottofondo e l'ora è meno fredda mentre oltrepasso la piazza centrale deserta.
A questo punto una piccola sorpresa: la voce annuncia dagli altoparlanti che il programma è "Lonely star" , Stella solitaria.
Non posso che pensare alla coincidenza e un pensiero buffo mi chiede se siamo in un film.
Appena fuori dalla circonvallazione, in strada Ossona, c'è un posto speciale che uso per l'osservazione del cielo. L'ho scoperto anni fa passandoci, per caso, una calda notte d'estate e subito perdendomi nella grandiosità della Via Lattea!.
È logico che questo sia il mio punto d'arrivo.
Accosto ai lati della strada in mezzo ai campi che già sta albeggiando e rimango senza fiato, mentre mi esce una lieve invocazione dalle labbra (o forse è solo nella mia mente).
Non ci si può sbagliare! Ecco la cometa appesa a testa in giù nel nord est, con le sue due code: breve e blu sulla destra, lungodorata sulla sinistra.
La fisso negli occhi, soddisfatto ed emozionato per lunghi attimi poi, ancora insicuro ed incredulo... ognuno al suo cammino.
È la macchina che mi porta e incredibilmente la musica suona un ritornello: "Io vedrò la luce, io vedrò la luce!.

E ci sarebbe bisogno della luce qui sotto nel garage del condominio.
Mi ritorna in mente ancora Haleboop: la cometa stava diventando un oggetto casalingo.
Ogni sera si poteva scorgere alta nel cielo a nord ovest.
Si era messa di traverso, con la testa verso il tramonto.
Come adesso stavo muovendomi per aprire il garage quando ebbi la percezione, dietro le spalle sulla destra, che dal nero cielo notturno precipitasse un oggetto di grandi dimensioni.
Per un attimo rimasi sospeso nella paura.
Fosse stato un aereo o un meteorite in fiamme l'effetto non sarebbe cambiato!
Passò l'idea di un colossale disastro.
Senza difese, facendomi piccolo piccolo, provo a voltarmi e anche quando con sollievo mi divenne chiaro che era la cometa, nella sua nuova spettacolare posizione, non se ne andò tanto presto quella visione della sua impressionante grandiosità.
Com'ero stato vicino allo smarrimento di ogni sicurezza, al pari di tutte le antiche generazioni di comuni mortali, al cospetto di un mutamento imprevisto di un universo che si ripete invariabile dalla nostra nascita!
Automaticamente arrivo in casa, chiudo la porta, mi metto a letto con la voglia di sognare e butto la chiave.

Oggi al lavoro ci vado con guida tranquilla.
Mi sento pronto per dare un taglio allo schizzo metropolitano di tutti i giorni.
Parto che sono un altro automobilista. Non fremo allo stop e aspetto il mio turno.
La velocità è quella che mi hanno insegnato a scuola guida, per la città, usata in comunione con la destrezza della manovra in modo da non essere un intralcio.
Arrivo ad un'uscita quasi cieca da uno stop e, mentre accellero per la mia strada, sento una leggera strombazzata da uno in moto.
Quello che non va è la sua velocità e mi convinco sempre di più che i selvaggi dovrebbero vivere da soli.
Continuo come se niente fosse.
Più in là sono cortese con un'utilitaria che ha il muso mezzo fuori nella strada.Mi lascio precedere e guadagno un saluto.
Penso pure che ci guadagna la mia automobile per una minore usura e il portafogli per il consumo ridotto. La guida rilassata mi permette anche di guardare qualcuno negli occhi mentre è a ruote ferme.
Arrivo in ufficio con l'idea che così mi farò nuovi amici oltre che migliorare in salute.
Dichiaro una tregua unilaterale sul fronte di latta continua.
Orario di punta quando esco per mezzogiorno.
L'azione è fluida, guadagno i metri ottimizzando lo spazio e lo scatto.
Preciso: mantenere i limiti di velocità raccomandata dal codice della strada nel centro abitato, anche in presenza di ampi e deserti viali, non è impossibile, con una tolleranza di dieci chilometri orari.

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