Solo con la figlia (I. Pasco)
su un'isola abitata da spiriti che con arti magiche ha messo al suo servizio,
Prospero (J. Gielgud), spodestato duca di Milano, suscita una tempesta che
fa naufragare i suoi nemici,
ma con magnanimità
rinuncia alla vendetta.
P. Greenaway manipola a suo piacere La tempesta (1611-12) di Shakespeare che anche per lui è la grande
tragedia rinascimentale delle illusioni perdute. Senza contare le interpolazioni sui 24 libri che raccolgono tutto lo
scibile dell'epoca, nutrendo il potere magico di Prospero, il testo è ridotto a meno di un terzo.
Tolto Gielgud che dà voce (quella di Gianni Musy in italiano) a tutti i personaggi,
è un film
senza attori recitanti, messo in scena come uno spettacolo allegorico di corte, proliferante in immagini e
figure
che, evocate dalle parole, si compongono, cambiano e si ricompongono.
È un film meraviglioso anche nel senso di film sul meraviglioso, il più ricco e visualmente complesso
di
Greenaway che
s'è servito della più sofisticata tecnologia giapponese per l'alta definizione
elettronica.
In un
tripudio ridondante di arte rinascimentale che attraverso il barocco
approda a un delirante rococò,
ha fatto un'
operazione di arte totale dove i mezzi tecnici della pellicola e del nastro elettronico assorbono
musica, teatro, danza, pantomima, canto, disegno, scultura, pittura, grafica, animazione, collage, circo.
Se non si accettano le regole del suo gioco (gusto per l'eccesso, dilatazione grottesca, dimensione metacinematografica,
recitazione antinaturalistica, ecc.), il film si trasforma nella visita di un museo antico di cui s'è perso il
catalogo.
foto: http://film.spettacolo.virgilio.it