Eleonora Fiorani: il carnevale e lo shopping al supermercato
Aspettando di incontrare l'autrice alla libreria Il Segnalibro di Magenta martedì 2 Marzo
Il carnevale ha che fare con un altro tempo, instaura un' altra temporalità, lo shopping
invece è principalmente un viaggio nello spazio e solo secondariamente nel tempo.
Il carnevale trasforma la città per un intervallo di tempo, che ritorna ciclicamente, prima di
ripiombarla nella quotidianità, di cui rappresenta l'altra faccia, l'altra temporalità
e realtà, nascosta, e tuttavia a portata di mano come dice Bachtin.
Il rapporto con il tempo mette l'accento sul futuro e guarda all'avvenire: è, infatti, la speranza di
un futuro migliore.
Per questo il carnevale ride ai funerali del passato e del presente. Di qui la centralità del riso,
del basso materiale e corporeo con il loro sistema di abbassamenti, travestimenti, rovesciamenti,
che si oppongono all'immobilismo e all'extratemporalità e immutabilità con cui il potere si
pensa sempre.
Travestirsi è rinnovare la propria immagine sociale. Mescolare e invertire l'alto e il basso significa
far precipitare tutto ciò che è elevato e compiuto nell'inferno del basso
materiale e corporeo.
Il tempo gioca e ride: è il bambino di cui ci parlano Eraclito e poi Nietzsche, che costruisce
e disfa i mondi nella sabbia e detiene il potere dell'universo.
Mentre il carnevale mostra come il mondo potrebbe essere diversamente, e per questo s'intreccia con
l'utopia, il piacere, la festa, non è il luogo che non c'è ma il luogo felice, carnale, i centri
commerciali ci trasportano in un altro mondo che, più che modificare quello presente e noto e familiare,
non fa parte della città, il loro mondo non è il solito mondo trasformato, ma un mondo diverso.
Non dicono nulla della realtà e non ne sospendono le regole, ma esibiscono un modo d'essere che la
quotidianità preclude. Ritzer parla, infatti, di templi, di una realtà totalmente altra che non ci
appartiene. Anche se la possiamo vivere, è, come lo spazio sacro, l'assolutamente altro.
Il loro fascino appartiene al luogo finto; presentano l'ottusa solidità della perfezione: sono
un luogo senza luogo che esiste per se.
Generano un sentimento di appartenenza, di partecipazione a una comunità, che però è data e non
è il risultato delle nostre cure. Sono una comunità immaginaria; e ciò fa dire a Bauman che
si tratta di una mistificazione dell'esperienza.