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Due blues... Sulla Bandiera

È il tempo che te la canto

Una fragranza acuta di resina di pino libera nell'aria mi accoglie oggi davanti all'ufficio.
Questa mattina non si sentono le solite litanie contro il terminale che non prende la linea.
Non si parte con l'esaurimento da ripetitività del lavoro.
Elettricità invece della risacca

- Hai visto che anche la Cgil attacca le pensioni d'anzianità! -
- Cofferati la pensa così. -
Antonio risponde a picche.
- No, a maggioranza il parlamento Cgil ha preso questa posizione. -
Sto facendo il mazzo.
- Scherzi. -
- No, hanno votato questa notte. -
Il vicesindaco, attonito, gli occhi nel vuoto, incassa e borbotta:
- ... ma anche noi abbiamo sbagliato... Siamo andati dietro al governo. Gli abbiamo dato l'impressione che ci stavamo. Adesso sono loro ad essere sorpresi. -
Sulla mia scrivania trovo il volantino che informa dell'assemblea del 3 ottobre sull'ambiente.

Ricomincia.
Presto che devo aprire lo sportello.
Ormai la carenza di organico ci costringe a turni ravvicinati.
Siamo in pochi alle prestazioni e le pensioni hanno la parte del leone.
A proposito: Leone da Bergamo è riuscito a trovarmi. Voleva vendermi materassi e avere qualche indirizzo di conoscenti e amici da contattare. Non ha concluso buoni affari con me.

Timbra. ascolta. informa.
Il profumo di resina si insinua ad ogni apertura della porta.
All'improvviso ho davanti la visione di un'illustrazione dell'epoca prerivoluzionaria russa: un tipo con la barba lunga e folta, con riflessi argentei.
Poi guardo il certificato e il paese di nascita è la Bulgaria.
Ci sono andato vicino.

Timbra. Informa. Ascolta. Rispondi al telefono. Interroga l'archivio.
Tutti in zona passano di qua una volta o l'altra.

- Come va? -
- Bene... -
Siamo ai convenevoli e mi trovo un po' sorpreso.
Davanti a me c'è Maria.
La conosco da una decina d'anni, da quando era la barista del Cral di Gioia.
Ricordo di essermi interessato per una vertenza sindacale ed era riuscita a farsi pagare i contributi.
In seguito siamo diventati anche amici. Cosa può nascere nei sotterranei di un palazzone di diciassette piani e quattro scantinati!
Poi aveva cambiato lavoro con la conseguenza di perderci di vista.
Solo qualche mese fa, tra la gente di un supermercato, ho avuto l'occasione di parlare con il suo ragazzo, che ora è suo marito, e ho saputo che hanno preso casa in un paese vicino.
Poi capita di vederli assieme, sempre tra gli scaffali della spesa settimanale, ma lei, guardandomi in viso da poco più di un metro, dice di non sapere chi sono.
Va bene che non ho più la barba e ho cambiato pettinatura ma mi sembra troppo strano che mi abbia cancellato dalla sua memoria.
Questa mattina invece si rivolge a me come se fossimo tornati ai tempi di Milano.

È tranquillo qui... anche troppo tranquillo. -
E lo dice sorridendo sotto la sua tipica massa di capelli ricci e lunghi.
- Guarda che c'è tanto lavoro invece... non si riesce a stargli dietro. -
è la mia risposta... ma so che il punto che voleva toccare non era questo.
Passano i minuti che sono ore.
Una bimba innesta la sua cantilena:
- È piccolo, è piccolino, è piccolino... -
poi si mette a raccontare a ruota libera della sua casa.
In un attimo c'è la storia:
senza utopia non si può tirare avanti.
I più grandi hanno inventato qualcosa che non c'era prima di lei.
È anche voglia di conoscenza, di cultura, di relazioni umane.

Guarda che tramonto... è quasi viola con sfumature che partono dal colore dell'oro antico.

Oggi uso il permesso banca per una commissione di mia figlia che è impegnata all'Università.
Ho tempo per un caffè prima di tornare in ufficio.
Quando esco lo sguardo mi corre verso la cooperativa. È inondata dal sole e mi viene l'ispirazione di andare a salutare Angelo.
Due falcate e salgo gli scalini d'ingresso.
Un giovane sta curiosando su un libro che tiene aperto tra le mani.
Angelo sta finendo di riempire un sacchetto con la spesa di un anziano in attesa davanti a lui.
- Sei in ferie oggi? -
- No, sono in missione per conto di Fiorella. Ho pensato di fermarmi a salutarti perché sei pieno di sole!. -
- Hai visto ? -
Si volta verso l'esterno e picchia sulla vetrina.
- Vai al lavoro? -
- Si. -
- Porta questi. - Mi porge dei giornaletti di informazione biologica.
Faccio una rapida considerazione e mi sembrano troppi.
- Tutti ? -
- Quelli che vuoi. -
- Ne hai altri ?. -
Indica sul banco dove ne sono appoggiati in quantità.
- Porto questi... - e glie ne rendo una metà.
Uscendo sto per far tintinnare le campane cinesi sopra la porta.
- Non ho vinto con i biglietti della lotteria. -
- Niente? -
- Del blocchetto di Antonio nessuno. -
- Peccato perché è quello che si dà più da fare. -
- La fortuna è così... -
Mi metto la mano sinistra con le dita unite sul terzo occhio e chiudo gli altri due.
Sono già in fondo alla strada quando la mia vista si sorprende per il turbine di polvere che solleva la sarabanda dei bambini nel cortile della scuola elementare per il gioco durante l'intervallo.
Mi raggiunge l'immagine vivida di giovani pellerossa scatenati in una scena senza tempo.

Torno alla realtà mentre entro in ufficio e la mia compagna di stanza mi informa che c'è stata un'altra scossa.
- Lo so, c'è stata un'ora fa. -
- No, un'altra adesso in diretta... -
Sta trasmetendo Radio Popolare.
Sono le 11 del 3 ottobre.
Ancora danni. È crollato il timpano della basilica di San Francesco e altre frazioni di Nocera Umbra sono state cancellate dalla potenza della scossa tellurica.
Si contano i feriti.
- Pensa a quei poveracci senza casa. Lavorano una vita e poi... -
mima un soffio.
- ... arriva il lupo Ezechiele e la casa non c'è più!. Guarda mi viene la pelle d'oca. -
La mia collega è visibilmente emozionata.
Arrivano gli altri a sentire le notizie.
- Non scemano gli sciami sismici. -
La mia è una battuta per sdrammatizzare la situazione.

Anche a mezzogiorno attorno alla tavola con mia moglie l'argomento è lo stesso.
- Se va avanti così ci salviamo solo noi su un enorme zatterone alla deriva -
- Come un'isola, con il mare? -
Gli occhi mi luccicano.
- Ti piace l'idea? - si sorprende mia moglie.
- ma...se penso allo sconquasso e a tutti i morti... -
- Pensa come sarebbe cuntent al Bossi! -
Questa volta ad essere preso in contropiede sono io.
- Sei forte Nicoletta! -
- Bisognerebbe dire el senatur... e senti quest'altra. Potrebbe dire : dio è con noi!. -
- Questa poi!... Andiamo ad Assisi domenica? il viaggio è organizzato da sette comuni della zona. Forse è gratis. -
- Per il terremoto? -
- No, è la marcia per la pace. La fanno tutti gli anni. -
- Vediamo. - è la risposta pacata.
- Allora mi informo. -

Appena metto i piedi in ufficio vado da Antonio.
- C'è posto per Assisi ?. -
Vedo che si blocca sopra le domande di mobilità per rianimarsi nell'atto di aprire una grossa cartelletta rossa.
- Mi iscrivi subito? -
Invece mi passa il volantino della marcia e un altro sulla bomba e.
- La bomba e? cos'è? -
Traduzione istantanea.
- È la bomba economica che uccide i popoli più poveri. -
Imparo e porto a casa.
- Per Assisi si va in treno? -
- In pullman. Si parte alle due di sabato pomeriggio e di sera si mangia e dorme a Perugia.
Il giorno dopo si fanno 25 chilometri per arrivare ad Assisi. -
- Tu l'hai già fatta? -
- È il quarto anno. I primi due anni è stato terribile da solo. Poi ho conosciuto gente. Piano piano si arriva. -
- Sono tanti 25 chilometri... -
- Chi pensa di non farcela può prendere il pullman che parte da Perugia. -
- Devo dirtelo adesso se vengo? -
- Le iscrizioni le fanno in biblioteca comunale. Costa 35.000 lire per vitto, alloggio e viaggio. -
Leggo i due volantini e dentro di me si scatena un'assemblea.
Il fatto che la manifestazione sia presentata come un simbolo non mi attrae.
La coscienza della solidarietà fa parte della vita di ogni giorno, non può essere solo un lampo.
Anche sfidare la natura quando manifesta la sua forza distruttrice non è per il mio istinto.
Ho affrontato il pericolo contro altri uomini quando ho creduto fosse necessario o giusto ma è un'altra cosa.
Un uomo lo conosci e ti puoi attrezzare ma la natura è imprevedibile .

È già sera.
Sono uscito tardi dal lavoro e ci attende un giro frenetico per la grande spesa settimanale e per l'allenamento di Daniele.
Eppure a tratti non riesco a distogliermi dal pensare alla marcia di domenica prossima e mi vedo in quei luoghi stupendi.
Improvvisamente i primi sintomi che ormai ho imparato a riconoscere all'istante come l'anteprima del riacutizzarsi di una vecchio e cronico disturbo mi accende una spia: comincio a dubitare che non sarò libero di poter decidere.
Mi sento svuotato e ho bisogno di riposo.
Mancherò anche l'appuntamento con la riunione pubblica sull'ambiente.

Per terra, ai lati delle strade, si cominciano a notare foglie secche come le stelle filanti a carnevale.
Su alcuni alberi virgole di giallo e marrone ma il verde prevale e fa finta di niente.
Al leggero vento che tira nel primo pomeriggio vola il dottor blues.
Scivola dalla bicicletta e la giacca che indossa, pesante più delle sue quattro ossa, attutisce la caduta. Un gruppo di ragazzi lo aiuta e lo assiste.
Anche un altro giovane arriva di corsa per dare una mano.
Aspetto con ansia per vederlo inforcare il suo mezzo e ripartire pericolosamente su queste strade di rambo delle quattroruote.
Si racconta che vivesse nel giro della mala, dentro e fuori di prigione. Mi ha ispirato una canzone.

Con il fiato in corto
ho girato tutta la città,
ho 'sta roba addosso
che mi leva la tranquillità.
Dottor blues
fammi la ricetta
che presto l'aria cambierò.
Dottor blues ricordi?
Per tuo figlio
scrivevo canzoni
ora sulla mia faccia
tutta l'opera troverai
dottor blues.

Il pasto in collegio
ha il marchio della qualità,
il cuoco ha segreti
che non sforna l'università.
Dottor blues
batti la ricetta
che certo l'aria cambierò.
Partirò per l'Olanda,
fatti i conti dell'eredità
e lascio i fratelli
tra le grandi braccia di papà.
Dottor blues
dammi la parola
che niente loro mancherà
e tutti in pensione van dritto
con lo sconto per l'età.


Oggi inizia la stagione delle partite di pallacanestro con una prima uscita per un incontro amichevole di precampionato.
Nella squadra di mio figlio gioca, finalmente, un ragazzo croato che ha partecipato agli allenamenti negli ultimi due anni senza potere scendere in campo negli incontri ufficiali per la mancanza di permessi burocratici.
Siamo in macchina sulla circonvallazione verso Milano.
- Vildan, tu non hai paura della partita perché sei morto mille volte. -
È mio figlio con uno dei suoi guizzi estemporanei.
- Non proprio mille - quasi si scusa l'altro ragazzo - ma qualche volta a Serajevo... -
Io sono intento a guidare ma la conversazione continua.
- Come quando ti è caduto il muro addosso? -
- Questo non è vero! -
- Me l'hai raccontato tu! -
- Una pallottola di mitra ha fatto un buco sul muro a mezzo metro da me. Un'altra volta sono cadute sei granate vicino al mercato dove ero io. -

Mi ricordo l'espressione del viso di sua madre le prime volte all'uscita degli allenamenti due anni fa.
Ma cosa avrà da essere sempre così arrabbiata pensavo, all'oscuro di tutto.
Quando ho saputo ho anche capito: quello era il viso di una donna che ha il marito al fronte in una guerra etnica.


La domenica che precede la decisione finale sulla crisi di governo.
Una cascata di note nasconde il suono del campanone stonato che ogni mattina, alle sette, lancia il suo monotono assolo pian piano fino a raggiungere un culmine fastidioso per poi attutirsi nel nulla .
Esco per cercare informazioni su una palestra di Corbetta che offre un corso gratuito di arti marziali, dolci.
Mi prende di svoltare in nuove vie fuori dal giro quotidiano e artistici scorci secolari della vecchia Curia Picta mi sorprendono.
Un albero si autopubblicizza in una fioritura tardiva offrendosi a petali aperti.
Lascio la macchina per proseguire a piedi perdendomi in un altro tempo. Riemergo per trovare su un manifesto il numero di telefono che userò domani per contattare i promotori del corso che mi interessa.
Il resto della giornata la dedico alla lettura e a visitare i parenti.
Oggi in mezzo alle mie carte trovo una lettera del 1977 dall'India.
La data dell'aerogramma è esattamente del 7-6-77 e viene da Goa.

Caro amico, finalmente ti posso scrivere perché ho deciso di fermarmi un po' in questo posto stupendo.
Sono in un piccolo villaggio di nome Baga.
Vivo con una coppia di indiani che è veramente buona.
In questo villaggio, situato su una piccola collinetta c'è una pace... e forse non ho mai passato momenti così nella mia vita fino ad ora.
Ti dico: c'è un fiume che sfocia nel mare.
Sono qui da tre giorni e mi piacerebbe fermarmi per sempre, ma credo sia impossibile. Starò a vedere cosa mi verrà incontro.
Ti mando il mio indirizzo perché voglio sapere qualcosa di tutti voi.
Io avrei molte cose da raccontarti ma un aerogramma è troppo poco.
Non so se sai ma io e Arturo ci siamo divisi.
Lui è andato a Manali mentre io ho preferito andare tra i tibetani. Gente veramente giusta e ci stai molto bene con loro.
Se hai notizie di Arturo fammele sapere, anche se hai il suo recapito.
Ora Gianni voglio dirti qualcosa del paese che forse mi ha colpito di più e dove sono stato 25 giorni, l'Afganistan.
Tutto quello che si cerca si trova in Afganistan.
Prima città Herat poi Kabul. Nonostante sia la capitale è molto bella, la gente ti offre molta ospitalità...
Ora ti saluto perché la dama con cui sto mi dice che è pronto da mangiare.
spero di scriverti presto.
Scrivimi.


Credevo di aver perso questa lettera tra i traslochi e le pulizie.
Un paio di volte è ricomparsa per poi sparire di nuovo. Questa volta l'ho ritrovata e la tengo sottomano.
Presto la rileggerò con il mio vecchio amico per ricordare quel viaggio.
L'ospitalitò che trovò presso tutte le popolazioni incontrate non fa molta presa nelle menti dei grafomani antistranieri di Magenta.
Coincidenza vuole che qualcuno abbia fotografato l'incivile sequenza razzista sull'angolo del bar.
L'immagine è stata spedita in questi giorni al mensile Magenta Nostra che l'ha pubblicata facendola seguire da un commento:
-... non avrà forse ragione Maurizio Costanzo quando asserisce che "le madri degli imbecilli sono sempre incinte?" -

La mia dedica è: il blues (clandestino) della povertà.

Su questi muri non c'è pazienza
urlano slogan d'intolleranza.
Non è un mistero
chi mette in giro
storie di rivalità.
C'è la minaccia della galera
con retrogusto alla paura,
non è al meglio
il menù del raggio
in quant'ospitalità.

Di contro il blues clandestino della povertà
canta in difesa della solidarietà.

E vedi nero per la violenza,
odio si sposa con l'ignoranza.
In tempi duri
il re di denari
parla di fatalità.
Per una ronda che va di sera
è moda il gioco della tortura
e sbatte forte
come uno straccio
tutta la moralità

Di contro il blues clandestino della poverà
canta in difesa della solidarietà.

Il coprifuoco dell'emergenza
non lascia posto alla speranza
per la paura
che nel futuro
si viva in libertà.
Per la salute della carriera
ci sono premi d'altra natura. Trucca le carte
e arma il braccio
il virus della viltà.


Una viola è fiorita in settimana nel giardino di mio padre.

continua 6

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