SARDEGNA, L'ISOLA ARSENALE
È partita ieri l'inchiesta conoscitiva per accertare la verità sull'utilizzo, nelle basi militari sarde,
di proiettili all'uranio impoverito
di
COSTANTINO COSSU
CAGLIARI
Nelle basi militari sarde vengono utilizzati proiettili all'uranio impoverito. La denuncia viene da molti medici
e dalle associazioni pacifiste sarde.
Il consiglio regionale ha deciso di avviare un'inchiesta per stabilire la verità. Il compito è
stato affidato alla commissione Sanità.
Il primo atto è stato, ieri, l'audizione dei rappresentanti dell'Anac, l'associazione d'arma che si occupa anche
di assistenza ai militari colpiti dalle radiazioni dell'uranio e alle loro famiglie.
Uno spiraglio di verità dopo anni di silenzio.
In
Sardegna, dietro la facciata di paradiso delle vacanze, emerge, con sempre maggiore evidenza, la realtè
di
una cupa fortezza dove ci si addestra alla guerra, con effetti molto seri su ambiente e salute.

Nell'isola il demanio militare ha un'estensione di 24.000 ettari mentre nel resto d'Italia non si va oltre i 16.000:
una sproporzione evidentissima. Anche perché ai 24.000 ettari occupati direttamente vanno aggiunte le servitù:
si pensi che solamente il tratto di mare annesso al poligono Salto di Quirra, nella Sardegna sud-orientale, è
più grande, con i suoi 2.840.000 ettari, della superficie dell'intera isola (23.821 chilometri quadrati).
IL FATTO È CHE, CON LA FINE DELLA GUERRA FREDDA, L'OCCUPAZIONE MILITARE DELLA SARDEGNA NON SI È ALLENTATA.
AL CONTRARIO, SI È ASSISTITO AD UN PROGRESSIVO AMPLIAMENTO E AMMODERNAMENTO DELLE INSTALLAZIONI.
Leggi l'
ARTICOLO COMPLETO