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Appunti sul nuovo inceneritore di Abbiategrasso

Una serata per capire quale può essere il futuro

e fuma anche! 21 aprile 2004 Convegno sul depuratore di Abbiategrasso
Appunti di Marcello Rohrwasser (per motivi di tempo non ho curato molto la costruzione grammaticale, ma penso che sia ugualmente comprensibile e chissà che possa dare qualche spunto utile a qualcuno)
Relatore Marco Caldiroli di medicina democratica.

È scorretto misurare gli inceneritori in base alla quantità di rifiuti, ma va fatto in base alla capacità termica. La quantità apportata è quindi in base al valore di combustione. Carta e plastica sono un ottimo combustibile, sotto quest'aspetto. Sono infatti la frazione che crea la principale combustione.
La loro presenza è quindi praticamente indispensabile per garantire l'autosufficienza di combustione. In loro assenza si dovrebbe paradossalmente aggiungere classici agenti di combustione (metano ecc.). Ecco che una raccolta differenziata, estesa anche alla plastica ed alla carta, è difficilmente credibile da parte di chi gestisce un impianto di combustione.

Altri impatti, al di là di quello che esce dal camino, vanno considerati.
Per esempio eliminare dal ciclo economico carta e plastica, percheacute; incenerite, rende necessaria la loro riapparizione sul mercato sottoforma di prodotti. La loro creazione, come si sa, comporta il consumo di petrolio (petrolio=plastica). Si innesca così una reazione a catena (per esempio petrolio=guerra).


Aspetto del recupero energetico. (Produzione energia elettrica e vapore)

I rendimenti di solito sono bassi. Comunque la produzione di merci (carta e plastica) richiede l'utilizzo di energia. A questo punto il bilancio fra energia prodotta da un depuratore e ed energia richiesta per la riapparizione sul mercato dei materiali, è spesso in pari, se non addirittura deficitario. Questo anche considerando l'impiego dell'energia eventualmente impiegata per il riciclo. Teniamo conto che il riciclo offre comunque anch'esso opportunità di manodopera.
Un esempio di rilevamento fatto sui fumi di combustione di un inceneritore urbano, ha rilevato 250 tipi di sostanze tossiche diverse. Se invece guardiamo i parametri di legge, vengono solo considerate una quindicina di sostanze. Le rimanenti 235 dell'esempio citato, vengono sommariamente catalogate, nell'ambito di queste 15 sostanze di parametro, sotto la voce di carbonio organico totale, che non è altro che l'insieme di tutte le sostanze, senza analizzarne la differenza (pensiamo alle pile, telefonini, apparecchi tecnologici ecc. che vengono bruciati insieme alla frazione del resto, a causa della scarsa collaborazione dei cittadini ad una buona raccolta differenziata e soprattutto a scarsa educazione dei cittadini e organizzazione da parte di molte amministrazioni comunali).
Inoltre:
per la verifica dei parametri ammessi, la normativa dice di fare le analisi ogni 3/6 mesi ( NB. PREVIO APPUNTAMENTO, per intenderci) e non si ha quindi un controllo di quello che viene bruciato fra i composti più importanti sotto il profilo tossicologico.
Il fatto che queste analisi siano fatte una-tantum, non permette di monitorare quello che in realtà viene costantemente bruciato al di fuori del giorno della verifica. Il dott. Caldiroli riporta un esempio del Belgio in cui l'ambiente circostante ad un inceneritore risultava affetto da una presenza eccessiva di diossine: in questa situazione l'inceneritore delle vicinanze, nelle sue misurazioni, risultava non inquinante.
Quando quest'impianto è stato dotato obbligatoriamente di misurazioni in continuità, è guarda caso, risultato altamente inquinante a livello di diossine prodotte.

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